Il politicamente corretto che non sconfigge l’Isis

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di Roberto Menia

Come ha fatto ogni uomo giusto e libero, abbiamo pregato per Parigi e per le vittime innocenti della follia islamista. Attoniti, ci siamo chiesti cosa sia giusto dire. E cosa sia giusto fare. Se l’aggressione all’Occidente, alla nostre libertà, ai nostri costumi, alle nostre leggi, alla nostra tradizione, dovesse farci cambiare il nostro modo di essere e di vivere avrebbero vinto loro, i terroristi fanatici.

Ha ragione Papa Francesco a rispedire al mittente i consigli di qualche “benpensante” che lo consiglia di annullare il Giubileo della misericordia che si apre a Roma l’8 dicembre. Non solo “maledetti” quelli che uccidono “in nome di dio” , ma soprattutto guai per noi ad arretrare. Anche se Roma, la nostra Roma, potrebbe essere un bersaglio, e lo sappiamo da tempo. Deve vincere il coraggio contro la paura, la fede contro la follia, l’identità contro il nulla, la vita contro la morte.
La nostra risposta, quella dell’Italia e dell’Europa all’aggressione islamista richiede l’adozione di una strategia di alto profilo. E’ in gioco il futuro delle società europee, e occorrono “pensieri lunghi”.

Non bastano il giro di vite sui controlli alle frontiere esterne dell’Ue e flessibilità di bilancio nelle spese per la sicurezza. Servono coraggio, visione lungimirante e, perché no, una grande risposta culturale.
Bisogna comprendere che è dovere di tutto il mondo libero e civile annientare l’Isis e non si deve aver paura di creare per davvero una grande coalizione, fino ad oggi mai vista, che unisca Europa, USA, Russia, Paesi Arabi. Ed è questa una guerra da vincere non solo sul terreno laggiù, ma anche a casa nostra.

La strage di Parigi, figlia del diffondersi nel vecchio continente del proselitismo jihadista presso i giovani musulmani cittadini di seconda o terza generazione dei nostri paesi, dimostra che la politica di oscuramento della cultura e delle tradizioni europee non favorisce l’integrazione e lo scambio interculturale, ma ottiene al contrario l’effetto perverso di rendere più persuasiva la predicazione dell’integralismo islamico.

Retoricamente la domanda da porsi è proprio questa: se gli europei non credono ai loro valori e alla loro cultura, perché i musulmani dovrebbero sforzarsi di rivedere i loro codici morali e civili?
E allora basta con certo “politicamente corretto”, per cui si tolgono i crocifissi dalle scuole per non dar fastidio ai bimbi d’altra religione, per cui è disdicevole far cantar loro “tu scendi dalle stelle”.

Riconquistiamo il coraggio della nostra identità, italiana, europea, cristiana; facciamolo per noi e per i nostri figli. E avremo fatto cosa buona e giusta.

twitter@robertomenia

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