La strada di Arcobelli: il nuovo Cgie? Meno chiacchiere e più fondi

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di Raffaele de Pace

Meno burocrazia, meno scartoffie e più pragmatismo non solo nelle proposte ma soprattutto nel coordinamento con gli altri attori che operano nei cinque continenti. E’la visione che ha del nuovo Cgie, e in generale della grande tematica relativa agli italiani all’estero, il Comandante Vincenzo Arcobelli, neo eletto consigliere al Cgie dove è Membro della I Commissione Informazione e Comunicazione. Il coordinatore Ctim Nord America ragiona a voce alta sul vademecum che il Cgie dovrà seguire per non commettere gli errori del passato e per svecchiarsi anche in una mentalità che lo rende lento e vago, per abbracciare invece anche gli strumenti della tecnologia, come la possibilità di riunire le commissioni su skype per abbattere i costi.

Quali le nuove sfide che investono il neo nato Cgie?

Tra le sfide vi è quella di una  riforma dove sarebbe auspicabile ed appropriata la partecipazione attiva di tutto il mondo della rappresentanza, a partire dai Comites fino ai parlamentari eletti all’estero. In Assemblea ci hanno riferito, dinanzi al membro del Governo, che a giugno ci dovrebbero essere delle discussioni, in sede parlamentare, in merito alla riforma relativa agli organi di rappresentanza degli italiani all’estero.  Cercare di essere più sintetici e concreti con delle proposte nel corso del mandato quinquennale, anche se poche,ma che si possano portare a compimento, vedi il ripristino dei fondi per la promozione della lingua e cultura italiana, la risoluzione delle disparità emerse in alcuni temi come il pagamento dell’imu per la prima casa, le pensioni, il riacquisto della cittadinanza, la particolare assistenza in alcuni territori tartassati da dittature o in zone come il Venezuela. E ancora, cercare di essere più pratici anche con collegamenti ed incontri mensili on line tra i vari consiglieri continentali visto che la scarsezza dei fondi non permetterebbe (con la potenziale violazione della legge da parte dello Stato) le previste riunioni delle relative commissioni continentali, cosi da essere più preparati ed efficienti durante le assemblee plenarie. Aggiungo un sistema informativo più efficace e simultaneo con il resto delle rappresentanze che ci distinguerebbe dall’operato dei precedenti mandati. Inoltre capire, definitivamente ed una volta per tutte, se da parte istituzionale vi è la forte volontà di farci passare dallo stato comatoso dell’organismo alla morte, oppure dall’ uscita dal coma con un rilancio, una rinascita, e quindi un riconoscimento sostanziale e non soltanto di forma, nell’ ambito del proprio operato e delle funzioni previste. In tal senso il Maeci non potrà continuare a subire ulteriori tagli durante la legge di stabilità perché altrimenti andrebbe in controtendenza ad una visione di una Italia che invece dovrebbe essere più competitiva a tutti i livelli ed in tutti i settori nel mondo.

In che modo?

Bisognerà sollecitare, attraverso anche lo strumento politico, maggiori investimenti tramite il Maeci in modo da poter fare operare le nostre reti diplomatiche con egregi professionisti rispettati, e metterli in condizione di competere con le altre nazioni, dal commercio alla cultura sino all’assistenza con i vari servizi consolari. Se non si dovesse attuare quanto da me auspicato con seri provvedimenti da parte del Governo non sarà una sconfitta del Cgie o del Maeci, ma dell’ intero Paese.

Quali gli errori da evitare rispetto al passato?

Purtroppo devo constatare che gli errori da evitare sono stati commessi proprio all’insediamento della prima Assemblea del Cgie. Molti dei consiglieri eletti e nominati sono membri del Pd, dei sindacati e patronati, legati al partito e quindi non hanno scelto, per la maggior parte dei casi, secondo coscienza e totale libertà durante le elezioni delle nomine esecutive e delle commissioni. Ma secondo gli ordini della segreteria del Pd e loro associati. Se non si ragiona con la propria testa, se non si assumono le proprie responsabilità, se non si opera in maniera più operativa, senza creare montagne di carte con mozioni, contro mozioni, delibere e ordini del giorno che rimangono nei cassetti della Farnesina, senza  avere un efficace seguito alle varie proposte, i risultati poi sono totalmente insoddisfacenti. Se non si cambia radicalmente mentalità questo Cgie con i limitatissimi fondi a disposizione non potrà operare con dignità e secondo quanto previsto dalla legge attuale. E il tutto, anche se all’ inizio come in tutte le cose vi è un certo entusiasmo da parte soprattutto dei nuovi, compreso il sottoscritto, andrà scemando. Occorre una forte determinazione per essere indipendente dai partiti di appartenenza quando si opera in sede Cgie e ci si attiva per il bene delle collettività all’estero. Lavorare assieme, collaborare al massimo con i rappresentanti del Maeci ma al tempo stesso farsi sentire e rispettare qualora non vi fosse reciprocità, soprattutto per i consiglieri eletti e non nominati perché si dovrebbe rappresentare la voce del popolo, per il pieno rispetto della legge. Altrimenti si rischia veramente di perdere tempo e danaro, il che si tradurrebbe in un ulteriore fallimento di questo organismo.

Come ovviare a questo quadro non entusiasmante?

Tuttavia, ed ecco il perché di questo mio coinvolgimento nel Cgie, dovremmo avere un po’ di speranza per un cambiamento in positivo ed un cammino comune per poter essere più vicini ai nostri connazionali e per cercare di risolvere alcune delle varie problematiche. E se è vero che anche in questo nuovo Cgie ci sono molti professionisti provenienti dai partiti (la maggioranza dal Pd europeo per intenderci, ma non solo), dai patronati e dai sindacati, auspico che i neoletti possano avere un po’ di saggezza e senso logico nel cambiare assieme direzione e nel condurre i lavori per delle proposte in positivo e per il bene degli italiani, andando ove fosse necessario, in direzione diametralmente opposta alla linea dal partito di appartenenza qualora esso dovesse andare contro le politiche dei connazionali sparsi nel mondo. Forse è utopia?

cgieLe problematiche degli italiani all’estero sono per la maggior parte irrisolte: come sanarle senza incorrere in promesse e populismi?

Con la volontà politica e con l’ interesse primario sia del Governo italiano e sia dai ministeri interessati alle varie tematiche che riguardano gli italiani all’estero. Se non si cambia rotta da parte dei nostri rappresentanti delle Istituzioni, purtroppo non si arriverà lontano. In tal i Comites e le Associazioni potrebbero dare una grande mano, nel fare le dovute segnalazioni e nello stilare documenti  che servano al Mae e al Governo, ai comitati per le questioni degli italiani all’estero e alle commissioni estere e degli affari costituzionali di Camera e Senato, perché essi conoscono direttamente i problemi e il modo per risolverli a livello locale e continentale.

Come creare una rete tra Comites, camere di commercio italiane all’estero e imprese per rafforzare una sinergia commerciale in un momento di crisi strutturale?

Ci vorrebbe un Ufficiale di Coordinamento nei vari uffici consolari e nelle Ambasciate. Esistono di già le camere di commercio  che fanno parte di Assocamerestero, che operano in numerosi territori del globo ed operano egregiamente con i fondi di autofinanziamento da parte dei propri soci iscritti e di contributi da parte dello Stato. Poi ci sono gli Uffici dell’Ice di recente riaperti ed Enit. Ma il problema che nasce spontaneo è che a volte ognuno di questi enti non si coordina con gli altri per attività contingenti, quindi ci vorrebbe più coesione, una fattiva collaborazione e cooperazione per raggiungere obiettivi comuni, perché esistono grandi opportunità per promuovere il Sistema Italia. Per cui vedo la necessità di più unità di intenti e più lavoro di squadra. Chi meglio dei rappresentanti Comites e delle camere di commercio potrebbe  conoscere bene gli ambienti e le relazioni costruite in tanti anni di attività e residenza nei territori di competenza?

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