Libia, parlano gli imprenditori italiani: “Nessuno ci ascolta”

2009-DE CECCCO E UN ANZIANO CHE PARLA ITALIANO-AL BAYDAodi Francesco De Palo

Gianni De Cecco è un un ingegnere civile libero professionista con 36 anni di lavoro alle spalle.  Il 30 agosto 2008, l’allora premier Silvio Berlusconi firmò con il colonnello Gheddafi il Trattato di Amicizia partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, che definì che i danni di guerra fossero risarciti con la costruzione dell’autostrada: in tutto 5 miliardi di euro in 20 anni. E’la ragione per cui tramite quel passaggio burocratico il Governo italiano doveva accantonare circa 225 milioni di euro all’anno.

Il Trattato di amicizia includeva, inoltre, degli articoli ad hoc a tutela delle imprese italiane che andavano ad operare in Libia. Da quel giorno è iniziato un lunghissimo iter per l’azienda di De Cecco (in foto con un anziano libico ndr.) e per tantissime altre, che nel tempo hanno maturato crediti certificati per un miliardo di euro.

Nell’ottobre 2008 De Cecco venne incaricato di progettare ed eseguire 180 ettari di infrastrutture della città di Cirene e successivamente di progettare 930 ettari di infrastrutture della città di Tobruk. Il 15 febbraio iniziò la rivoluzione a Benghazi e il 16 ad Al Bayda, sede dei suoi uffici. Fu quello l’avvio di un “calvario” che non si è ancora concluso, nonostante gli sforzi della comunità internazionale per sostenere il governo di Fayez al Serraj. De Cecco a quel punto inviò le lettere di licenziamento ai collaboratori libici, le lettere di sospensione dell’attività dei contratti per cause di forza maggiore e iniziò ad allontanare i primi collaboratori per la cui formazione aveva investito tempo e denaro.

Le Società Italiane attive in Libia erano circa 130 di cui 80 vantavano crediti, e di cui sono 2 si erano assicurate con la Sace; ma esisteva appunto il Trattato di Amicizia tra Italia e Libia che garantiva le imprese italiane che lavoravano in quel Paese.  Al maggio 2011 i fondi congelati in Italia raggiungevano i 10,5 miliardi di euro, ma ancora oggi non viene utilizzato un solo euro per pagare le imprese che avevano dovuto lasciare la Libia. Quindi per la causa delle aziende italiane come quella del sig. De Cecco non è stata utilizzata la riduzione della copertura finanziaria del trattato di Amicizia, mentre è stata utilizzata per finanziare altro, come le ristrutturazioni edilizie (Governo Letta) e, recentemente, le piste ciclabili (Governo Renzi).

Nel dicembre 2011 Monti premier promise il pagamento dei crediti con i fondi congelati ma ciò non è mai stato attuato. Inoltre il Ministero degli Esteri detiene tutta la documentazione dei crediti maturati dal novembre 2011. Assieme agli altri imprenditori presenti in Libia nel febbraio 2011 De Cecco si chiede il motivo per cui uno Stato, che ha partecipato alla rivoluzione in Libia, non tuteli e non risarcisca coloro i quali, senza causa, sono stati costretti ad interrompere i contratti di lavoro. Al danno si aggiunge la beffa: le aziende turche oggi si stanno inserendo negli appalti che una volta erano degli italiani con il rischio che, se il processo di normalizzazione istituzionale dovesse proseguire, le realtà di casa nostra possano restare a guardare.

twitter@PrimadiTuttoIta

2 thoughts on “Libia, parlano gli imprenditori italiani: “Nessuno ci ascolta”

  1. Questo messaggio bisogna farlo arrivare al nostro presidente del consiglio e al ministro degli esteri con richiesta /obbligo di commento .
    Certo ê che in tutti questi anni i fatti ,lasciamo stare le parole, non si sono visti.
    Una presa di posizione sull’argomento è il minimo che deve/doveva essere fatto .
    Il fallimento di queste imprese oltre ad essere ingiusto aggiungerebbe ulteriore caos nel nostro sistema economico

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  2. Pingback: Che cosa augurare al nuovo ambasciatore italiano in Libia - Formiche.net

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