Il fondo: e ora spiegate la Brexit alla generazione Erasmus

erasmusDi Roberto Menia

Lo dobbiamo anche agli italiani che vivono in Inghilterra, o no? La conquista di Schengen con il principio e la realizzazione della libera circolazione di merci e genti è un plus, non un freno. Ciò che i tifosi dei muri e dei fili spinati non comprendono è che non sarà con altre barriere che le cose andranno meglio. Anzi, potranno solo peggiorare. La cosiddetta generazione Erasmus, che ha fatto dell’esperienza all’estero un proprio punto di orgoglio (e di curriculum) guarda con apprensione alla futura evoluzione delle politiche europee, dove sempre più spesso le urla sono direttamente proporzionali alla convenienza mediatica, anziché ad un reale ragionamento.

Al di là della Manica vivono, lavorano e studiano migliaia di nostri connazionali, giustamente preoccupati di ciò che accadrà a breve. Saranno considerati stranieri nella patria europea? Dovranno prepararsi a scegliere un altro luogo (comunitario) dove trasferire vite e aspirazioni? E ancora, cosa accadrà da domani? Magicamente il pil tornerà a crescere, gli uffici di collocamento a svuotarsi, le tasse a scendere?

Non una parola si è ascoltata invece sull’altro versante, quello che si dovrebbe perseguire con più vigorìa: l’ Europa delle Patrie, il rispetto delle identità nazionali (non ci tolgano i crocifissi né ci costringano alle nozze gay), la revisione (se non denuncia) dei trattati o accordi che la prova dei fatti ha dimostrato sbagliati e sulla pelle dei popoli e delle nazioni europee, come il fiscal compact o quel Dublino che lascia sulle nostre spalle il peso delle migrazioni epocali dall’Africa.

Per quel che ci riguarda, da italiani dentro e fuori i confini, non crediamo che la strada del futuro possa essere nell’isolamento e nella fuga da una barca europea che fa acqua, ma piuttosto nello sforzo comune di tanti popoli per la costruzione di una vera Europa delle Patrie e non dei mercanti, orgogliosa delle sue radici cristiane e della sua storia plurimillenaria.

twitter@robertomenia

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