Sveglia Italia! Stanno “sterilizzando” l’italiano

linguaDi Claudio Antonelli

Lo slogan della campagna di reclutamento della marina militare italiana, campagna rivolta quindi a degli italiani, è “Be cool and join the Navy”. Per incoraggiare gli italiani ad avere figli, il ministero italiano della Salute ha lanciato il “Fertility Day“. Nel parlamento italiano siede il ministro del Welfare. La legge contro lo stalking ha fatto dell’Italia il paese con il maggior numero di denunce per stalking al mondo. È proprio vero: perché una legge abbia successo occorre darle un titolo inglese. L’Election Day, infatti, ha avuto gran successo, ma solo per il nostro Matteo Renzi, divenuto primo ministro senza essere mai stato eletto.

Non c’è che dire: per gli italiani, in inglese è meglio. E visto che l’inglese comporta glamour, io proporrei che la “Settimana della lingua italiana” diventi “Italian language week”. Ciò le conferirebbe un gran prestigio, se non proprio all’estero, certamente tra i nostri sciuscià appecoronati di fronte al mitico “altro”, oggetto delle loro ardenti brame onanistiche cioè segaiole.

Per tornare allo slogan della campagna di reclutamento della marina militare italiana “Be cool and join the Navy”, mi è impossibile non fare un commento amaro: il fondo è stato raggiunto da questi italioti che tradiscono la memoria di coloro che combatterono e morirono per l’affermazione dell‘Italia, e per i suoi valori, tra cui anche la lingua.

Il Fertility Day nonostante il buon proposito ha avuto l’immediato effetto di partorire polemiche. Roberto Saviano e numerosi altri si sono risentiti perché il Fertility Day è un insulto a chi non riesce a procreare e anche a chi vorrebbe ma non ha lavoro. Saviano e gli altri hanno invece tenuto gli occhi chiusi su questa ulteriore operazione di sterilizzazione della lingua italiana compiuta vergognosamente dal bisturi del governo. Fertility Day è un insulto alla lingua italiana, e dovrebbe essere considerato un insulto rivolto agli italiani tutti. Ma non è stato così.

Nella penisola, nonostante il favore che incontrano ormai i flash mob (Dizionario Treccani: riunione di gruppo improvvisata, che si organizza mediante una convocazione a catena inoltrata su siti Internet o tramite messaggi di posta elettronica, durante la quale i partecipanti compiono un’azione collettiva), è un grandinare continuo di Day. Un tentativo di psicanalisi da parte mia: nel subcosciente degli italiani probabilmente agisce il mitico D-Day dello sbarco degli Alleati in Normandia, che installò l’America in Europa. Gli Italiani, e non solo i filoamericani ma anche gli antiamericani, entrambi ass-kisser in campo linguistico, da allora non smettono mai con i loro days.

Oltre all’Election Day da me già citato, menzionerò il Family day, lo Young day (sic), voluto da Alfonso Pecoraro-Scanio per rimettere al centro il problema dei giovani e del precariato, i Referendum days dei radicali, il Maiale day dei leghisti contro la costruzione di una moschea, il No tax day del Pdl contro il sindaco di Milano Pisapia, il No porcellum day, No Berlusconi Day, No Salvini Day e l’imminente No Renzi Day.

fertiitiLa lista è lunga. E stavo per dimenticare, infatti, le sagre paesane che ormai si chiamano Day, come la Porchetta day. È doveroso poi ricordare anche il glorioso Vaffa day di Beppe Grillo contro i politici italiani. A suo tempo, a dire il vero, io proposi un F… off day o F… you day o Go f… yourself day, secondo i gusti, per tutti i ridicoli scimmiottatori della parlata americana.

Non c’è che dire: il governo italiano è in prima linea nel promuovere i continui flop dell’italiano, lingua destinata prima o poi ad andare in tilt. E questo non è – credetemi – un semplice mio gossip, ma un indigesto reality. È urgente, secondo me, che in Italia si crei un’Authority, doverosamente bipartisan e provvista di moral suasion, che tra le tante iniziative a favore del nostro idioma istituisca anche un Italian-day a protezione del welfare della nostra lingua, vittima del pressing e dello stalking condotti da quel killer linguistico che è l’inglese. La cui avanzata – è doveroso aggiungere – è favorita dagli assist di tanti Italians che, ossessionati dal look, scimmiottando gli anglo-americani pensano di essere trendy e cool, mentre in realtà si dimostrano dei perfetti asshole.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s