Il fondo: ecco la nuova emigrazione dei giovani italiani

emigrazione3Di Roberto Menia

In uno degli scorsi numeri del nostro giornale ci eravamo occupati dei dati drammatici relativi alla decrescita demografica degli italiani. Il 2015 aveva segnato un preoccupante record all’ingiù, certificato dall’Istat, ovvero il dato più basso di bambini nati dall’unità d’Italia (1861, quando però la popolazione era meno della metà dell’attuale) ad oggi: 488.000 nuovi nati, 15.000 in meno dell’anno precedente, che deteneva il precedente primato negativo. Le morti, oltre 650.000, portavano l’indice relativo al 10,2 per mille, mentre quello di natalità è sceso attorno all’8 per mille.

A questo quadro sconfortante di una nazione che invecchia e si inaridisce, se ne aggiunge uno diverso, sul quale vogliamo soffermare la nostra attenzione, che è emerso dal rapporto “Migrantes” recentemente presentato a Roma. E’ in atto, in pratica, una nuova grande migrazione di italiani, in grandissima parte giovani e qualificati. In 10 anni si è registrato un +55% di italiani che sono andati a risiedere all’estero: in totale sono 4,8 milioni. 107 mila se ne sono andati nel 2015 (+6,2% in un anno): per il 50% giovani, per il 20% anziani. Le regioni capofila di questa nuova emigrazione sono proprio quelle che erano fino a dieci anni fa le locomotive dell’economia e della modernizzazione italiana: la Lombardia, con 20.088 partenze, è la prima regione in valore assoluto, seguita dal Veneto (10.374).

«A differenza dei 5 milioni di italiani che sono emigrati in Germania nel dopoguerra (e che per il 90% sono poi rientrati in patria) – ha osservato monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della fondazione Cei che si occupa di migrazioni – chi parte oggi non tornerà in assenza di nuove opportunità. Esiste un mondo giovanile in movimento che il paese non riesce più a intercettare: in Italia il 40% dei giovani è disoccupato e le nostre università sono al penultimo posto in Europa per numero di stranieri iscritti».

La verità è che paradossalmente l’Italia non è più attrattiva per gli italiani. Esportiamo giovani e laureati, inaridiamo la nostra nazione, non facciamo più figli e di fatto consentiamo che chi se ne va sia sostituito da immigrati che in gran parte non hanno le nostre radici culturali e religiose, generando di fatto situazioni di potenziale conflitto, crisi sociali e a breve di sfarinamento della nostra identità nazionale.

Al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che commenta la nuova emigrazione italiana come «segno di impoverimento» chiediamo: ma l’Italia ufficiale, quella del Palazzo, che fa? Noi, pur nella modestia dei nostri mezzi, vogliamo affrontare questa grande questione, parlarne con concretezza, immaginare risposte, rigenerare speranze: per noi e gli italiani tutti.

twitter@robertomenia

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