Montenegro, De Palo a Dan: “Perché Djukanovic è il gemello di Erdogan”

danChi (non) ha vinto le elezioni in Montenegro e perché il premier uscente Milo Djukanovic è il “nuovo” gemello del presidente turco Erdogan. E’la traccia seguita dal Direttore di Prima di Tutto Italiani, Francesco De Palo, intervistato oggi dal quotidiano montenegrino di opposizione “Dan”. Nella conversazione con Marko Vesovic, De Palo ha analizzato l’esito delle elezioni dello scorso 16 ottobre e le prospettive di governo dopo 25 anni di potere targato Djukanovic.

“Le elezioni in Montenegro sono state come un film, tra promesse, scandali e mille buchi neri. – ha detto De Palo – Ho seguito tutti i casi e i fatti con sdegno e preoccupazione. Preoccupazione per il vostro paese e per l’Ue ormai sorda e cieca. L’errore più grave è il mancato controllo dell’UE. Non si possono pretendere leggi e regole sui conti economici, e poi far finta di nulla difronte all’illegalità che in questi anni abbiamo visto a Podgorica. Mi spiace davvero che Bruxelles usi due pesi e due misure. Non capisce che l’area balcanica potrebbe essere il gioiello d’Europa. Invece è trattata ancora come un vulcano da coprire. Stanno tutti giocando a Risiko. E ne pagheranno il conto”.

E ancora: “Non ho fiducia nella giustizia del Montenegro. Credo che le indagini finiranno presto. Dopo ciò che ho visto per l‘omicidio del direttore di Dan, mi aspetto ormai di tutto. Anche che un giorno venga arrestato Topolino per quel reato. Il problema è di credibilità che manca all’Ue e al sistema intero. In questo modo si perdono tanti investimenti e quindi posti di lavoro”.

Sul nuovo governo, guidato dal vicepremier osserva: “Djukanovic ha lasciato? Forse ufficialmente, ma il suo sostituto sarà un suo figlio-segretario. Nessuno lascia il potere dopo 25 anni. Soprattuto se si ha una banca e una famiglia travolta dagli scandali. E poi il suo modello è Erdogan, altro campione di democrazia, non dimentichiamolo. In questo momento le riforme non dipendono dal Montenegro ma dai mancati controlli dell’Ue. Se l’Ue non interviene per le elezioni, le cause giudiziarie, gli omicidi di giornalisti scomodi, gli affari loschi di ministri e governo, allora è notte. Bruxelles nel 2015 ha scritto in un report che Podgorica poteva avvicinarsi all’Ue, ma c’erano grossi problemi legati al malaffare. I casi di tre aziende lo dimostrano: la cipriota Ceac, l’olandese Msnn e l’italiana A2a. Come mai l’Europa non controlla il rispetto della legge per aziende europee che investono lì? Non dobbiamo poi lamentarci se i cittadini non sono più interessati all’Ue. Sta diventando come un virus. E la colpa non è dei giornalisti che lo raccontano, ma di chi fa cattive politiche e non rispetta la legge. Come il Dps in Montenegro”.

E conclude sul passato giudiziario del premier Djukanovic, rinviato a giudizio dalla procura di Napoli per contrabbando internazionale ma graziato per l’immunità diplomatica: “Non credo che il caso Djukanovic sarà riaperto. L’Ue ha puntato su di lui in chiave geopolitica, ma sta commettendo un grave errore. Una società forte e duratura deve partire dal rispetto della legge e dalla libertà di informazione. Senza di queste due basi c’è solo il caos che porta qualche vittoria elettorale ma dopo solo l’oblio. L’Ue sta chiudendo un occhio sul Montenegro. E lo ha già chiuso sulla Turchia, sul caso di Cipro, sulla Grecia e sulle provocazioni dell’Unesco in Israele. Sta firmando la sua condanna a morte?”

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