I diari di Gironda Veraldi, ago e filo per raccontare la guerra

gironda2di Francesco De Palo

Per guardare al futuro bisogna conoscere, al meglio, le proprie radici. Nella dedica dell’autrice, ecco lo spirito più intimo e puro di questo pregevole volume. “Dalla trincea all’esilio, diario della mia prigionia, ottobre 1917 – gennaio 1919: impressioni, episodi di vita vissuta di Rinaldo Gironda Veraldi” scritto da Luciana Gironda Veraldi, è un prezioso lavoro di filo e ago, per toccare con mano verità e tratturi. E da essi ricominciare una narrazione che, solo da pochissimi anni, sta tornando eretta e oggettiva.

Il centenario della Grande Guerra è stato un momento significativo per l’Italia, da cui le nuove generazioni possono trarre linfa, non per rivendicazioni o commemorazioni retoriche, ma per gettare le basi sociali di partenza e di costruzione di un nuovo tessuto di consapevolezze ed emozioni. Rinaldo Gironda Veraldi, nato ai piedi della Sila nel 1897 nell’incantevole borgo calabrese di Taverna (Cz), che in passato diede i natali al celebre pittore Mattia Preti, ha ricevuto la medaglia di bronzo al valore militare e la croce per meriti di guerra. Rientrato dalla guerra si dedica alla professione forense, affiancato da uno dei suoi sei figli, Aldo. I suoi diari di prigionia sono stati custoditi per anni da sua figlia Luciana, convinta che appartenessero ad una memoria intima e personale.

Ma un bel giorno, complice quel furore rappresentato dalla memoria condivisa, tema che tra l’altro in occasione del 150esimo dell’Unità d’Italia ha avuto nel Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi un vivo protagonista, ecco che dal cassetto quelle pagine che raccontavano ansie, paure, speranze e quotidiana prigionia si sono trasformate in bozze e racconti, in capitoli e inchiostro da lasciare come testamento a quelle nuove generazioni che faticano a individuare rotte e strategie.

Come osservato dall’autrice nell’introduzione, se la Seconda Guerra Mondiale è stata adeguatamente celebrata e ricordata anche grazie a testimonianze vive di famiglie e protagonisti, il primo conflitto mondale invece rischia di scivolare in un limbo di non conoscenza e di flebile percezione. Nasce così, anche con il sostegno dell’Associazione “Taberna, radici o oltre”, un volume che non è un mesto e polveroso ricordo, ma piuttosto un racconto avvincente ed emozionale che trasuda passione e umanità.

palazzo-girondaLa crisi del racconto, che ha avviluppato l’Italia a cavallo tra la Prima e la Seconda Repubblica, è terminata anche grazie al coraggio di vite vissute e prigionie raccontate, che stanno smuovendo quell’iceberg di retorica che troppo spesso avvolge fatti e curvoni della storia. Il filo e l’ago usati da Luciana Gironda Veraldi toccano le corde dell’anima, perché ci ricordano cosa hanno dovuto subire i ragazzi italiani in guerra; in che frangenti storici sono stati costretti a diventare uomini prima e, poi padri, mariti e alleati; come hanno immaginato la propria esistenza segnati da quelle piaghe, così crude come solo una guerra fatta di carni senza valore e vite spezzate produce; quali traiettorie sociali hanno dovuto seguire i familiari di quei ragazzi-soldati, in ansia per una lettera che non arriva e per una comunicazione che tutto era fuorché rapida e invasiva come oggi.

Una vera e propria cartina di tornasole per far immergere il lettore in un clima politico e sociale che i libri di storia, per quanto efficaci, non possono affrescare come un diario sa fare alla perfezione. I diari di prigionia del tenente Rinaldo Gironda Veraldi, sono intrisi di concetti e ideali oggi scomparsi, schiacciati sotto il peso di un mondo che corre alla velocità della luce verso il nulla.

girondaE allora toccare con mano in cosa si traduceva il senso dell’onore, la dedizione ad una causa, l’affetto pulito ed edificante per familiari, l’attesa di un sogno, i morsi della fame e la speranza di tornare a casa, è un esercizio pedagogico che sarebbe utilissimo nelle scuole e nelle università.

Non fosse altro che per rinfrescare la memoria a chi oggi ha tutto servito su un piatto d’argento: diritti, servzi, concetti e pretese. Ma forse ne ignora la provenienza più ancestrale.

twitter@PrimadiTuttoIta

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