Renzo Arbore, il fresco 80enne che porta Napoli nel cuore e nel mondo

renzo1di Leone Protomastro

Cantautore, disc jockey, conduttore radiofonico, clarinettista, showman, attore, sceneggiatore, regista e anche il primo disc jockey italiano. Ma soprattutto il fresco 80enne Renzo Arbore è stato il vessillo dell’arte vocale tricolore anche grazie alla sua Orchestra Italiana, con cui ha rilanciato le sonorità napoletane nel mondo in maniera assolutamente originale.

Ha spento 80 candeline l’artista poliedrico nato a Foggia che, con Gianni Boncompagni, si è inventato un modo tutto nuovo e innovativo (ancora oggi inimitabile) di fare radio e televisione, mescendo come rari osti sanno fare il serio e il faceto, la musica (quella buona) e le sperimentazioni più azzardate, con alla base una robusta dose di divertimento e di sapienza. Renzo Arbore è, tra le altre cose, ambasciatore nel mondo della musica napoletana: tutto nasce dalla decisione di fondare nel 1991 L’Orchestra Italiana, ovvero quindici grandi strumentisti con la mission di spargere in tutti i continenti i semi della canzone napoletana classica. Appena due anni dopo ecco lo stra- ordinario successo al Radio City Music Hall di New York.

Un foggiano che porta Napoli nel cuore, Arbore, ecco la protogenia di quella costola musicale, diffusa anche grazie a contaminazioni, diversificate e immaginate senza timori, provenienti da differenti culture e da vari generi come jazz, swing, blues. Miele allo stato puro. Tra tutti i suoi successi come non citare “Napoli. Punto e a capo” del 1992, o “Pecchè nun ce ne jammo in America?” del 1996, dieci anni dopo “Renzo Arbore l’Orchestra Italia-na at Carnegie Hall New York”, arrivando ai due successi del 2008 “Diciottanni di… canzoni napoletane (…quelle belle) (Gazebo Giallo/Warner Music Italy) e “Vinylarbore – Renzo Arbore – L’Orchestra Italiana” (Fonè Records).

renzo2Una squadra che negli anni ha visto alternarsi artisti del calibro di Massimo Volpe, Barbara Buonaiuto, Salvatore Esposito al mandolino, Salvatore Della Vecchia ai mandoloncelli, Michele Montefusco e Nicola Cantatore alla chitarra classica, e ancora Gianluca Pica, Massimo Cecchetti, Giovanni Imparato, Peppe Sannino, Roberto Ciscognetti.

Ecco, da queste colonne, un omaggio per il suo compleanno: non uno stanco ritornello di titoli, incarichi e successi, meritati in- tendiamoci, come altri mille ce ne saranno. Ma l’accento messo, in modo particolare e veemente, su quella grande intuizione che ha avuto: se oggi la napoletanità musicale è tornata a capeggiare come un biglietto da visita tricolore nelle piazze di tutto il mon- do, è merito di Arbore.

E nel solco di quel grande vettore di italianità che è la nostra musica, pezzo insostituibile della cultura e del foklore d’Italia.

twitter@PrimadiTuttoIta

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