Lepanto e Ankara: l’Italia non vuol proprio imparare

lepaDi Raffaele de Pace

La battaglia di Lepanto come il ph sociale della pelle umana. Uno di quei curvoni della storia che sono rimasti per sempre impressi negli occhi dell’occidente.

Ricordarla è utile, proprio quando la miope politica italica non “legge” fra le righe del Mediterraneo orientale, dove in quel fazzoletto di acque e gas, si sta giocando la partita che potrebbe disegnare nuovi contorni di tutto il mondo che si affaccia proprio sul mare nostrum. Con l’Italia ancora una volta assopita in fitte nebbie.

La battaglia di Lepanto porta la data del 7 ottobre 1571. Era in corso la guerra di Cipro, con in campo da un lato le flotte musulmane dell’Impero ottomano e dall’altro quelle cristiane federate sotto le insegne pontificie della Lega Santa.

Al suo interno trovavano posto le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo con il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana, del Ducato di Urbino, della Repubblica di Lucca, del Ducato di Ferrara e del Ducato di Mantova.

Una specie di Nato del passato che riuniva stati e popoli per uno scopo comune. Il conflitto fu deciso dalle forze alleate, guidate da Don Giovanni d’Austria, che ebbero la meglio su quelle ottomane di Müezzinzade Alì Pascià. E rappresentò una svolta per il Mar Mediterraneo e l’occidente intero: la minaccia turca sul mare venne arginata definitivamente.

Quattrocentoquarantasette anni dopo, ecco ancora uno scontro a quelle latitudini, con gli stessi protagonisti, ma con il rischio che senza una unità di intenti i pirati questa volta potrebbero avere buon gioco. La posta in palio si chiama gas con due blocchi contrapposti che temono un prezzo troppo basso.

Per cui ecco il gioco del risiko, le minacce alla nave dell’Eni, i silenzi inquietanti di Roma che ha un ministro degli esteri senza un partito (oltre che senza un quid). Lontani i tempi della Prima Repubblica, con alla Farnesina mastini del calibro di De Gasperi, Nenni, Martino, Fanfani, Segni, Moro, Andreotti. Oggi non si costruisce una visione, non si riesce ad interloquire con chi offende e minaccia, non si alza la voce quando è il caso di farlo e poi ci si spella le mani per i diritti degli animali o per quelli dei capretti a Pasqua. Ecco la politica schizofrenica, che tramuta l’alfa in omega e le mezze cartucce in alti burocrati con in mano il potere di decidere il futuro, ma che poi non fanno incassare un solo cents al nostro paese.

Gli interessi che si stanno scontrando nel Mediterraneo orientale sono fortissimi e attengono i nuovi potenti del mondo. Complice l’uscita degli Usa dal Mediterraneo come da decisione della Casa Bianca, spetta all’Ue sbrogliare la matassa, dopo anni di “protettorato”. Ma Bruxelles non ha fatto i compiti a casa negli ultimi anni: non si è data una politica di difesa comune, non ha fatto mai davvero squadra, non ha lavorato per il rispetto delle regole come dimostra il caso Ema, al limite della truffa. Ha solo scritto norme e regolamenti ingessati che significano poco o niente se non corroborati da una regia di insieme che sia armonica e avvolgente.

Ankara invece è guidata da un altro piglio politico: la strategia risponde al nome di neo ottomanesimo. E’la delegittimazione socio-politica del kemalismo, quella fase che condusse il paese un po’fuori dal vetero fondamentalismo, per aprire la Turchia al mondo. Ma il nodo non è Ankara, bensì Roma.

Una Roma troppo presa dai suoi riti vecchi e obsoleti, distratta dalle sirene della campagna elettorale che non le fanno vedere in faccia la realtà. Il mondo va avanti, anche se in Italia dopo Macerata si gioca agli anni ‘70, con manifestazioni e contromanfestazioni, accoltellamenti e vendette, grida isteriche pregne di ideologismo e pollai televisivi dove nessuno alza lo sguardo per vedere cosa accade nel resto del mondo.

E’questa la ragione di fondo per cui potrebbe anche verificarsi una Lepanto al contrario, con i pirati questa volta a farla franca. E nessuno dica che sarebbe una sorpresa.

twitter@PrimadiTuttoIta

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