Lo ius soli, il nuovo presepe e i vecchi vizi della sinistra

ius soli 2di Claudio Antonelli

Lo ius soli è un tema importante su cui val la pena dire qualcosa, anche in vista delle elezioni italiane. Suscitano in me stupore la tiepidezza e addirittura l’avversione da parte di un numero elevato di italiani verso il generoso progetto “Ius soli”: concessione della cittadinanza, senza impedimenti né distinzioni quanto all’origine geografica e antropologica dei genitori, a chiunque nasca in Italia.

La mia sorpresa è dettata dal fatto che nell’ex nostro Belpaese abbondano i buonisti (“Siamo tutti figli di Dio”), gli ex comunisti sempre rispettosi tanto dei lavoratori quanto dei disoccupati del mondo intero, gli italiani che si dichiarano fieri cittadini del mondo e che sono irriducibili avversari di ogni forma di xenofobia e di populismo.

L’extracomunitario è da anni accolto nella penisola a braccia aperte, e viene ritualmente incensato da benpensanti, poeti, canzonieri, registi, intellettuali. Nel presepe natalizio italiano lo hanno posto persino nella culla che è divenuta una barca. Infatti, il bambinello Gesù in molti presepi buonisti è rappresentato da un africanetto.

Oso tuttavia suggerire, forse irreligiosamente, che in questo nuovo presepe all’italiana andrebbero aggiunti lo scafista, l’irregolare colpito da espulsione ma che rimane in Italia e continua a vivere nell’illegalità commettendo infrazioni e anche crimini, il venditore abusivo che spaccia merce contraffatta, il marocchino spacciatore che difende la sua area di lavoro dal nigeriano suo concorrente, l’atletico mendicante che sosta da anni all’esterno del negozio di alimentari e tende la mano insistente, e anche, sempre che ci sia ancora spazio nel nuovo edificante presepe, le statuine degli indaffarati Rom, e senza dimenticare i perdigiorno che si raggruppano un po’ ovunque e soprattutto nelle stazioni ferroviarie.

In questa crociata a favore del diverso non si saprebbe a chi dare il posto d’onore: al gestore del Vaticano? al quotidiano “La Repubblica”? a Renzi il quale chiamò bestie coloro che criticavano caos e abusivismo immigratori? a Gian Antonio Stella cui si devono pagine e pagine elegiache in onore di Rom, romeni, albanesi e tutti gli altri, e pagine impietose su di noi emigrati italiani? O forse alla Boldrini?

Fra tutti, io credo che il premio dovrebbe andare a Vincenzo De Luca, ex comunista, allora sindaco di Salerno, il quale concesse ufficialmente la cittadinanza italiana a Larbi Sohayl, di anni 65, originario del Marocco, previo giuramento solenne da parte di quest’ultimo e tra gli applausi entusiastici della platea. La motivazione della concessione della cittadinanza? Stando ai giornali: “Larbi Sohayl, per tutti Robertino, aveva venduto fazzoletti ai semafori guadagnandosi l’affetto degli abitanti, il rione in cui abita anche De Luca, e dell’intera città che lo incontra ogni giorno ai semafori del popoloso quartiere”.

Ove si dovessero finalmente riconoscere simili meriti agli extracomunitari, credo che la cittadinanza onoraria andrebbe accordata anche alle decine e forse centinaia di migliaia di “migranti” che si dedicano giornalmente alla vendita-accattonaggio, sollecitandovi con gran zelo ovunque voi vi troviate: sul marciapiede, in piazza, al semaforo; e che riempiono ogni volta il vostro cuore di vivi sentimenti, anche se, ahimè, non sempre identici a quelli provati dal generoso Vincenzo De Luca.

Fatti ed episodi dimostranti l’infantile buonismo di tanti italiani verso i nostri “migranti”, al quale buonismo spesso si mescola una dose legittima di paura, sono cosi’ numerosi che io rinuncio a fornirvene un sia pur ridottissimo inventario.

Mi basterà dire che in tutte le opere cinematografiche italiane, l’immigrato, che questi appaia nelle vesti di protagonista o invece di semplice figurante, ci è sempre presentato come più buono, più ingenuo e più meritevole dell’autoctono della penisola, che lui invece ricopre i panni di scena, immancabilmente, dell’odioso xenofobo-populista.

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