Vi racconto come eravamo e cosa saremo per gli italiani

di Roberto Menia*

Non è facile raccontare una grande storia che inizia cinquant’anni fa. Anzi, di più…

Sì, perché le radici del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, affondano già nella storia del primo Movimento Sociale Italiano, con le sue sezioni all’estero, dall’ Eritrea all’Egitto, dove continuavano a vivere nel dopoguerra orgogliose comunità italiane, dalla Spagna all’America Latina, dove uscivano combattivi giornali in lingua italiana (come “Il Risorgimento” a Buenos Aires o “Le campane di San Giusto” a Valparaiso).

E’ un mondo orgoglioso, nazionale e patriottico che si ritrova naturalmente nelle battaglie di quel partito che, fondato all’indomani del Natale 1946 (con Giorgio Almirante primo giovanissimo segretario), rivendica già nel suo programma alle prime elezioni del 1948 “il riconoscimento del diritto di voto per gli italiani all’estero per farli partecipare alla vita e alle decisioni della Patria”.

Ed è del 1955 la prima proposta di legge per l’esercizio del diritto di voto agli italiani all’estero, presentata dal senatore missino Ferretti e sottoscritta da tutti gli altri senatori del gruppo. Sarà poi Mirko Tremaglia a riprenderla puntuale ad ogni legislatura fin dal suo primo ingresso alla Camera e farne la battaglia vittoriosa della sua vita, coronata all’alba del nuovo millennio.

Tremaglia raccontava sempre che un fatto particolare aveva segnato profondamente la sua vita ed il suo impegno: nel 1963 andato ad Asmara per cercare la tomba del padre, partito per le colonie e morto prigioniero degli inglesi; non conosceva nessuno, ma riuscì a trovare quella tomba sopra la quale c’erano dei fiori freschi: erano i fiori che deponevano gli italiani rimasti là per onorare i loro connazionali morti.

Da qui nasce il desiderio di impegnarsi politicamente a favore dei tanti italiani che si trovano all’estero, per mantenere il loro legame con la madrepatria, coltivare e tramandare la lingue e la cultura d’origine, costruire e ricostruire vite e percorsi nelle terre d’adozione, affermare i loro diritti, assecondare le loro aspirazioni…

Nel 1968, su sua iniziativa, si fondano i “Comitati Tricolori per gli Italiani nel Mondo”, attorno ad un manifesto/appello “a tutti gli italiani dentro e fuori i confini”: aderiscono subito in tanti ed in ogni angolo del mondo, donne e uomini, lavoratori e studenti, associazioni, intellettuali e nomi eccellenti della cultura, giornalisti, diplomatici.

Da ricordare, tra gli altri, Giuseppe Prezzolini, Gioacchino Volpe, Alberto Giovannini, Piero Buscaroli,le medaglie d’oro Bruno Pastorno, Augusto Ugolini, Giorgio Cobolli, l’ambasciatore Pietromarchi e svariati altri nomi eccellenti. Si pubblica “Italia Tricolore” rivista mensile diretta da Mario Amici.

Il CTIM, recita l’atto fondativo, “ha come scopo il rafforzamento dei legami fra le varie comunità Italiane nel mondo e la Madrepatria, persegue fini patriottici, morali, culturali ed assistenziali rendendosi portavoce delle esigenze dei nostri connazionali, tutelandone gli interessi, prospettando adeguate soluzioni dei loro problemi, promuovendo iniziative parlamentari e di altra natura a tutela dei nostri emigrati e delle loro famiglie in Italia e all’estero.
In particolare il Comitato si propone:
a) di dare giusta soluzione all’esercizio del diritto di voto all’estero;
b) di svolgere attiva opera di difesa degli interessi delle nostre collettività, del loro patrimonio storico, culturale e linguistico;
c) di tutelare la dignità del lavoro e il buon nome degli Italiani all’estero;
d) di battersi per la parità di trattamento, per risolvere il problema degli alloggi, della scuola, della qualificazione professionale, della tutela previdenziale e per l’assistenza malattia dove questi problemi sono ancora insoluti;
e) di operare con ogni possibile mezzo per l’unità politica ed economica dell’Europa, nella riscoperta del comune denominatore rappresentato dalla sua civiltà millenaria nel rispetto delle culture nazionali”.

In pochi mesi l’organizzazione si ramifica: nascono nuove iniziative di stampa come “Italia d’oltremare” in Argentina, “Tribuna italiana” in Brasile, “Rivolta Ideale” in Canada, l’”Idealista” in Germania: si fondano i Comitati Tricolori a San Paolo, Buenos Aires, New York, Montreal, Montevideo, Lima. In Europa si aprono diverse sedi in Belgio, Francia, Inghilterra, Olanda, Spagna, Portogallo, Svizzera, Germania.

Proprio in Germania sarà la città di Stoccarda, a grande presenza italiana, a costituire di lì a poco il cuore pulsante dell’attività del Comitato, grazie a Bruno Zoratto che fonderà la rivista “Oltreconfine”, per decenni voce del Ctim e tribuna degli italiani all’estero. Zoratto legherà la sua vita a quella del comitato con un impareggiabile impegno politico organizzativo vissuto fino all’ultimo istante a fianco di Mirko Tremaglia.

E’ del 1970 l’iniziativa dei “Treni tricolori” con cui si favorisce il rientro in Italia, per poter votare, degli emigranti di Germania e Belgio. Le cronache riportano il commovente sventolio dei tricolori da ogni finestrino.

Seguono poi negli anni importanti iniziative come l’elaborazione della “Dichiarazione dei diritti dei lavoratori italiani nel mondo”, la predisposizione delle proposte di legge costituenti il “pacchetto emigrazione”, le Conferenze Nazionali sull’emigrazione, e poi le mille e mille attività di supporto e incontro dai convegni agli incontri nelle casette dei nostri emigranti e nelle baracche dei nostri minatori.

Il Ctim non è mai mancato a Marcinelle, simbolo della più grande sciagura mineraria dell’emigrazione italiana, a portare i suoi fiori ed il suo ricordo.

Come, simbolicamente, ha deposto tante volte i suoi fiori e le sue corone alle Croci bianche del Muro di Berlino, simbolo della disumana oppressione comunista e dell’Europa allora divisa dalla cortina di ferro, che cadrà solo nel novembre 1989.

Dell’irruenza di Tremaglia in quel contesto mondiale, resta il ricordo di una scena da don Camillo al Cremlino: in missione parlamentare in Unione Sovietica, prima schiaffeggia un collega troppo debole nel reclamare la restituzione dei caduti italiani sul Don, poi sbatte i pugni sul tavolo di fronte agli increduli dirigenti brezneviani del PCUS, infine prende porta e se ne va perdendosi nei corridoi del Cremlino inseguito dalle guardie rosse…

Il Ctim diviene negli anni la catena di trasmissione delle aspirazioni e delle ansie degli italiani all’estero, il pensatoio ed il laboratorio politico che consente a Tremaglia stesso di inanellare grandi successi legislativi come l’AIRE -Anagrafe degli italiani Residenti all’Estero (legge a sua firma del 1988) o la costituzione del CGIE – Consiglio generale degli Italiani all’Estero, massimo organo consultivo e propositivo dell’emigrazione che, assieme ai Comites, è l’espressione elettiva della rappresentanza delle nostre comunità all’estero.

Grazie alla grande mole di iniziative ed al fatto che il Ctim si configura di fatto come associazione parallela, sostenuta economicamente, ma con proprio statuto indipendente, rispetto al MSI prima ed Alleanza Nazionale poi, negli anni 80 – 2000 può vantare una notevole ramificazione ed organizzazione in ogni continente, tessuta dall’infaticabile Bruno Zoratto: una presenza capillare in ogni paese d’Europa, una nutritissima filiera tanto in nord America (Stati Uniti e Canada), quanto in Sud America (soprattutto Argentina, Brasile e Perù), una vivace presenza in Africa (dall’Algeria al Sudafrica) e in Asia fino ad Hong Kong ed una rete in Oceania che va dall’Australia alla Nuova Zelanda.

Dell’organigramma, dei programmi e delle iniziative terrà minuziosa nota, trasmessa attraverso i suoi libri e archivi, Roberto Innocenzi, che del Ctim è stato preziosa memoria storica.

Il 2001è un anno da ricordare: e’ giugno quando il fondatore del Ctim, Mirko Tremaglia viene nominato Ministro per gli italiani nel mondo della Repubblica Italiana. Il suo primo atto ufficiale da Ministro è significativamente quello di istituire l’8 agosto quale “giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” prendendo a simbolo i 136 minatori italiani arsi vivi nella miniera di Marcinelle nel 1956.

Subito dopo non esiterà, con un atto inaspettato e fuori dagli schemi, a rendere omaggio a Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani giustiziati negli Stati Uniti per un omicidio che non avevano commesso. “Nicola e Bartolomeo – ricorderà – sono due di quegli italiani senza scarpe che varcarono l’oceano in cerca di un futuro migliore e subirono l’attacco disumano di quanti nel mondo hanno sfruttato il lavoro dei nostri connazionali”.

Ma è alla fine di quell’anno che si materializza la sua promessa ed il suo sogno. Dopo due riforme costituzionali, viene definitivamente approvata la legge che sancisce le “norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”. E’ il 20 dicembre 2001.

Si istituisce la Circoscrizione Estero e da allora i connazionali eleggono sei senatori e dodici deputati che danno voce all’Italia nel mondo.

“Ho perso moltissime battaglie – commenterà – ma ho ricominciato ogni volta daccapo, perché ho sempre creduto e bisogna credere, vince sempre chi più crede. E spesso scherzosamente ripeterà: ho cambiato due volte la Costituzione, ho dato il voto agli italiani all’estero, si può ben dire che uno che viene dalla Repubblica Sociale Italiana è stato un grande distributore di democrazia”.

Comunque la si voglia vedere, a parte le criticità riscontrate ed i tanti aspetti perfettibili della legge, anche se non sempre gli eletti all’estero hanno dato buona prova di sé, va detto , riaffermato e sottolineato che l’affermazione del diritto di voto agli italiani all’estero è stata una vittoria, anzi “la” vittoria storica del Ctim e di Tremaglia, un grande atto di civiltà e di italianità. Incancellabile.

Ed è un fatto che dobbiamo continuare a rivendicare con orgoglio, fieri dell’eredità che ci è stata lasciata e non va dispersa.

E non vanno poi dimenticati anche i tanti momenti ed atti compiuti all’indomani di dell’approvazione della legge sul voto: è bello ricordare i bagni di folla e di popolo al Columbus Day a New York, dove, con fascia tricolore e bandiera italiana al vento, a bordo di una americanissima decapottabile nera, sfila lungo la Fifth Avenue tra ali di folla e mille bandiere; o tra i Papa boys in una festosissima Toronto, città ad altissima presenza di italiani, anzi “costruita da italiani”, in cui si ricordano con un monumento a Woodbridge i nostri caduti sul lavoro; o ancora tra gli italiani di Buenos Aires, sotto l’enorme statua di Cristoforo Colombo (oggi demolita a causa di un delirante revisionismo anticolombiano che sta prendendo forma in tutta l’America e che vuol raffigurare il grande genovese come il genocida dei “nativi”), e infine il Premio “Italiani nel mondo” ed i grandi convegni degli imprenditori, dei missionari, dei ristoratori, degli esuli italiani nel mondo…

Di questa eredità preziosa il Ctim ha continuato negli anni a nutrirsi e ad operare: ha eletto i suoi rappresentanti in Parlamento (per primo Peppe Angeli dall’Argentina, poi Aldo Di Biagio e Mario Caruso) e ha continuato ad investire nella rappresentanza e nel volontariato, anche dopo che il suo fondatore se né andato oltre le stelle.

Oggi, pur tra mille difficoltà, in una fase politica diversa e complessa, in cui sono scomparsi i tradizionali partiti e punti di riferimento politico culturale, abbiamo voluto riprendere in mano la comunità e la storia del Ctim, e con legittimo orgoglio possiamo affermare di aver garantito che questa organizzazione continuasse a vivere.

A testimonianza di questo impegno vanno citate, negli ultimi anni, le inziative dei ricercatori italiani negli USA, la riconsacrazione della chiesetta costruita dai prigionieri italiani “non cooperatori” ad Hereford in Texas (dove si ritroverà coi prigionieri di allora anche Enzo Centofanti, pioniere del Ctim in America); le tante belle occasioni di incontro e di orgoglio italiano come la partecipazione o l’organizzazione del Columbus Day e dell’Italian National day da New York a Dallas, a Chicago con l’omaggio al Balbo’s Monument ; gli incontri e le manifestazioni in America Latina tra Buenos Aires (lì per contestare l’abbattimento della statua di Colombo), Rosario, Mar del Plata, San Paolo, Montevideo (con la splendida scuola italiana che all’ingresso saluta con la lupa di Roma); la presenza storica e associativa in Australia tra Melbourne e Sidney; le valide iniziative svolte in Europa tra Germania (Stoccarda e Norimberga in particolare) Francia, Svizzera, Belgio, Spagna…

Abbiamo cento e più eletti nei Comites ed una nostra battagliera rappresentanza al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Arcobelli, Sangalli, Ciofi), che ha ottenuto un grande successo facendo approvare a stragrande maggioranza una mozione per l’intitolazione alla Farnesina di una sala al Ministro Mirko Tremaglia. Tutti questi uomini, assieme ai delegati e volontari di ogni dove, vanno ringraziati per il prezioso lavoro che hanno svolto e continuano a svolgere per il Ctim.

Abbiamo riaperto una nostro giornale, il mensile “Prima di tutto italiani”, che da quattro anni circola nelle ambasciate, nei consolati, nelle camere di commercio all’estero oltre che tra i nostri lettori e simpatizzanti.

Lo facciamo su web, usando un linguaggio che prima di tutto tiene conto del mutamento dei tempi e delle situazioni. Sono cambiati negli anni gli italiani, gli emigrati e i loro figli, e poi i nipoti…

Con l’invecchiamento delle tradizionali presenze dell’emigrazione storica sono invecchiate anche le associazioni. Non a caso è facilmente riscontrabile che i giovani italiani i quali hanno cominciato nuovamente ad emigrare in questi anni di crisi, arrivino da soli e in genere non si rapportino con le associazioni e le vecchie generazioni di italiani; spesso neppure con i loro figli di generazioni successive.

Va fatta, urgentemente, una riflessione sul nuovo fenomeno migratorio che interessa soprattutto i giovani dall’Italia. Senza che molti se ne accorgano, è in atto una nuova grande migrazione di italiani, in grandissima parte giovani e qualificati. In 10 anni si è registrato un +59% di italiani che si sono spostati all’estero: 250mila se ne sono andati solo nel 2017 (quasi il 20% in più dell’anno precedente): per il 50% giovani, per il 20% anziani.

E intanto nel 2017 abbiamo stabilito un nuovo tragico record all’ingiù, certificato dall’Istat, ovvero il dato più basso di bambini nati dall’unità d’Italia (1861, quando però la popolazione era meno della metà dell’attuale e nel frattempo sono passate due guerre mondiali) ad oggi: 464.000 nuovi nati, 10.000 in meno dell’anno precedente, che deteneva il precedente primato negativo. Le morti, oltre 647.000, con un saldo negativo dunque di 183.000 unità.

Perché non pensiamo allora a quell’”Italianità di ritorno” di cui sempre parlava Tremaglia, a politiche che inducano piuttosto i tanti italiani all’estero e i tanti oriundi e discendenti a ritornare in Italia?

Fuori dai nostri confini c’è un tesoro enorme: 5 milioni di cittadini italiani, 60 milioni di italiani oriundi, che conservano il nome e la lingua in ogni angolo del mondo, più di 400 organi di stampa e tv, 100 istituti di cultura, 500 comitati della Dante, migliaia di esercizi commerciali, ristoranti, il made in Italy diffuso, oltre 100 miliardi di euro prodotti dall’”altra Italia”.

Spingiamola, allora, questa italianità di ritorno, come fatto fisico per alcuni, economico per altri, culturale e spirituale per altri ancora… Tanto più oggi, di fronte al mondo globalizzato ed ai grandi fenomeni immigratori che ci investono e ci pongono alta la questione della difesa dell’identità italiana in casa e della conservazione e promozione della stessa fuori di casa.

Cambiano le sfide, ma non mutano i valori ed il significato delle grandi battaglie che sono il portato di questi cinquant’anni di Comitato Tricolore.

Come l’onda le fortune salgono e scendono. Ma il moto continua e non si può fermare. E così la nostra missione di italianità.

* Segretario Generale del CTIM

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