Su Ilva e Venezia si scioglie il Conte bis?

di Fedra Maria

Non è retorica associare la crisi dell’Ilva e la laguna di Venezia allagata alla crisi sistemica della politica italiana e dei suoi interpreti, ma solo fredda (e amara) cronaca. Le icone corrispondono. Il governo nato dalle ceneri della crisi agostana per mettere in sicurezza i conti e impedire l’aumento dell’iva sta tradendo persino la fiducia riposta dal Colle nel premier e nella sua maggioranza alquanto incerta.

Il Capo dello Stato giorni fa ha parlato dell’esigenza di un “supplemento di realismo” tanto sul caso Ilva quanto sulla manovra. Significa che tutti i motivi, formali e strategici, che hanno portato alla nascita del Conte 2 stanno venendo meno.

Il Pd a trazione Zingaretti si sta perimetrando ormai come un classico contenitore di sinistra, trainato dalla cerniera della Cgil, intriso di quell’ideologia votata alla spesa pubblica e alla lotta di classe, ma incapace di tessere un dialogo con tutte le fasce sociali che stanno patendo la crisi sistemica ed economica. Per fare un esempio di come la sinistra italiana abbia smesso di parlare con chi annuncia di difendere, è sufficiente tastare il polso ai cittadini che oggi guardano a destra con fiducia e interesse. Il cosiddetto polo sovranista di Salvini e Meloni non solo sta rafforzando la propria intesa col Paese, ma sta aggiungendo ai voti tradizionali di destra anche quelli di moderati, ceti produttivi, professioni, mondo dell’associazionismo, del volontariato e del comparto sindacale. Il motivo? Perché l’Italia reale, quella che anima le polis, quella che lavora e che produce, si sta rendendo conto di come sia veritiero il bisogno di destra e di policies improntate sulle emergenze che incombono, mentre il Pd da Bologna parla di immigrazione e decreti sicurezza proprio nei giorni in cui Venezia affonda e i diecimila operai dell’Ilva non sanno nulla del proprio futuro.

E’questa drammatica assenza di percezione che sta condannando il Pd guidato da Zingaretti alla sindrome da secondo posto.

Ma l’elemento di maggiore appeal politico, oltre che nelle deficienze strutturali dei dem, sta tutto nella rinnovata forza di FdI e Lega. La crisi agostana ha evidentemente portato consiglio e in queste settimane si assiste ad una serie di segnali che pezzi di Italia inviano alle destre. Il caso dell’Ilva ci rappresenta come la scelta della cordata Mittal sia stata un errore del governo di allora, ma anche la seconda fazione in campo non aveva proprio tutte le carte in regola per parteciparvi. Chi ha scelto e con quali criteri? E ancora: perché non costruire quelle infrastrutture che trasformino l’Italia in Paese attrattivo per gli investimenti e non in un calzino da usare e da buttare via subito dopo?

Ecco la grande sfida a cui è chiamata la destra del 2019: e si lascino da parte i dibattiti (sterili) sulla nuova legge elettorale. A cittadini e imprese, a disoccupati e famiglie non interessa proprio un bel nulla di soglia di sbarramento, alleanze e premiership. Vogliono solo qualcuno che dica chiaramente cosa fare e quando.

twitter@PrimadiTuttoIta

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