Il futuro (e il presente) dei Balcani secondo il Nato Defense College

Si è tenuta lo scorso 28 settembre a Roma la conferenza Balkan Perspectives 2020. The Fight for a Timely Inclusion, organizzata dalla Nato Defense College Foundation, in cooperazione con la Nato Public Diplomacy Division, il Balkan Trust for Democracy, la Commissione Europea e il Nato Defense College. L’evento ha segnato l’appuntamento di riflessione annuale che la Fondazione dedica alla regione dei Balcani Occidentali e ha riunito 18 esperti e più di 200 partecipanti (in presenza fisica e virtuale) per discutere le maggiori tendenze e sfide che interessano attualmente l’area. Dall’integrazione euro-atlantica e le influenze di attori esterni, alla crisi demografica e ai rischi di recessione economica, il dibattito ha offerto spunti importanti sul contesto di sicurezza e sul futuro politico dei Balcani. Ecco alcuni estratti.

Alessandro Minuto-Rizzo, Presidente Nato Defense College Foundation, Roma: “Questo è un evento che teniamo ogni anno a partire dal 2014, quando abbiamo deciso che questa parte d’Europa merita un’attenzione speciale e maggiore visibilità. Non c’è dubbio che i Balcani Occidentali debbano entrare a far parte delle istituzioni europee ed euro-atlantiche, ai nostri occhi è un destino naturale. È una regione dove per anni la Nato e l’Unione Europea hanno lavorato in stretta collaborazione a beneficio di tutti ed è la prova che la cooperazione concreta tra due organizzazioni, che tra i propri membri includono alcune delle più importanti democrazie, può essere un moltiplicatore di stabilità e sicurezza.”

Maciej Popowski, Direttore Generale Incaricato, Direzione Generale della Politica di Vicinato e dei Negoziati di Allargamento, Commissione Europea, Unione Europea, Bruxelles: “La sicurezza nei e dei Balcani continua a essere una priorità per l’Unione Europea. Nel tempo ci siamo concentrati su criminalità organizzata, migrazione e corruzione, e ora, insieme alla diffusione del Covid, si sono aggiunte nuove sfide come la disinformazione e le minacce ibride. Siamo e continueremo ad essere impegnati nel sostenere lo sviluppo economico dei Balcani Occidentali e la Commissione presenterà presto un piano di investimenti per la regione. Nel 2020 abbiamo cominciato a rinnovare e rinvigorire il processo di adesione dei paesi dell’area, adottando un nuovo metodo e un nuovo scopo: rendere i negoziati di allargamento più credibili, dinamici e prevedibili.”

Valerie Hopkins, Corrispondente per il Sud-Est Europa del Financial Times, Budapest: “È interessante osservare i rapporti tra Serbia e Cina in relazione all’accordo siglato recentemente a Washington e al potenziale accesso del paese nell’Unione Europea. Occorre infatti tenere a mente che, secondo un sondaggio svolto a marzo 2020, il 40% dei serbi percepisce la Cina come il maggiore donatore, mentre meno del 20% pensa che sia l’Ue. Ed è un trend che andrà crescendo, dal momento che 14 dei 18 progetti tecnologici che Pechino sta finanziando nella regione si trovano in Serbia. Se l’accordo di Washington riuscirà a invertire questa tendenza è ancora da vedere, così come non sappiamo che influenza avranno le future elezioni presidenziali americane. Inoltre, in questo momento Belgrado intrattiene forse la relazione più salda che abbia mai avuto con la Nato, ma se continuerà ad acquistare armi e tecnologie dalla Cina ad un certo punto questo rapporto potrà diventare problematico.”

Damon Wilson, Vice Presidente Atlantic Council, Washington DC: “Il futuro economico dei Balcani Occidentali risiede in uno spazio di mercato integrato a livello regionale, allo stesso tempo legato alla filiera europea e parte di un regime commerciale democratico. Tutto ciò non potrà tuttavia prescindere da un processo di riconciliazione storica e da più profondi legami politici all’interno della regione: obiettivi raggiungibili anche grazie all’integrazione nell’Unione Europea e all’instaurazione di partenariati con l’Alleanza Atlantica. Se poi si pensa al contesto globale, occorre considerare tutta una serie di questioni sul tavolo. Abbiamo bisogno di un mondo libero (e i Balcani fanno parte di questo mondo libero) che sia allineato e concorde su come andranno affrontate le grandi sfide di portata mondiale che ci troviamo davanti. Per questa ragione, accelerare i processi di normalizzazione, integrazione, sviluppo economico e adesione all’Ue è più urgente che mai.”

Michele Risi, Comandante Kosovo Force, Pristina: “Negli anni, partner internazionali come Onu, Osce e Ue hanno ridotto la loro presenza in Kosovo, affidando molte delle loro competenze alle istituzioni del paese. Kfor, pur registrando una contrazione della sua forza militare, che al momento conta circa 3.500 soldati da 26 paesi, di cui 18 membri Nato, ha mantenuto intatto il suo ruolo di unica forza di sicurezza unanimemente riconosciuta nell’area. Questo grazie al fatto che attualmente assicuriamo sicurezza e libertà di movimento lavorando in stretta collaborazione con la Polizia e la Forza di Sicurezza del Kosovo. La missione di Kfor oggi è quella di tutelare la sicurezza del paese in quanto attore in terza battuta, facilitando così la normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo. Stiamo facendo del nostro meglio per fare dei passi avanti e garantire che quello del Kosovo non diventi un conflitto congelato, ma il rischio resta ancora.”

Piero Fassino, Presidente, Commissione Affari Esteri e Comunitari, Camera dei Deputati, Roma: “L’Italia deve riconoscere i Balcani, e i Balcani Occidentali in particolare, come un’area di grande interesse strategico, da sviluppare tanto attraverso relazioni bilaterali quanto attraverso la promozione e il supporto del loro percorso di integrazione nelle organizzazioni internazionali di cui l’Italia è membro. Un impegno simile richiede tuttavia che il nostro paese faccia un salto di qualità e strutturi meglio la sua presenza nell’area con un costante sforzo politico e diplomatico. Siamo il secondo se non il primo partner economico dei paesi balcanici e, con i nostri militari, continuiamo a contribuire alla pace e alla stabilità nella regione. Occorre inoltre che l’Italia rafforzi gli strumenti e le organizzazioni che permettono la sua proiezione economica nell’area, puntando ad approfondire l’integrazione dei mercati italiani e balcanici. Non ci sarà piena sicurezza in Europa finché l’integrazione dei Balcani non sarà completa.”

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