Il fango e il fiele sulla Calabria? Si combattono dicendo la verità

di Francesco De Palo

Il danno di immagine che ha subìto la Calabria nelle ultime settimane legate ai commissari alla sanità si somma a quello arrecatole da una classe dirigente che, raramente, ha fatto il proprio dovere dalla nascita delle Regioni ad oggi. Basti pensare che chi ha abbattuto il debito sanitario regionale, l’ex governatore Giuseppe Scopelliti, è stato condannato dalla giustizia e aprioristicamente dai media.

Ma secondo il Bollettino ufficiale della Regione Calabria del maggio 2009 e il rapporto Agenas del 2010 aveva ridotto il debito della sanità regionale da 260 a 30 milioni di euro in 4 anni (lavoro vanificato poi dai commissari nominati in seguito della politica). Si attendono inchieste giornlistiche anche sui sei anni di Oliverio.

Tornando al Covid, il balletto assurdo di rinunce, defezioni, giustificazioni familiari e insussistenza politica dei decisori è la ciliegina su una torta amara e indigesta. Ma l’apoteosi del cattivo gusto, mescolato a quell’improvvisazione politica che sta condannando l’Italia al baratro, si è toccata con le esternazioni del senatore grillino Morra sulla compianta Jole Santelli. Il furore ideologico e la politica della “bava alla bocca” non hanno resistito a rimanere chiuse in un baule, neanche dinanzi alla malattia della governatrice, per giunta additata nel caos sanitario regionale, pur essendo in carica da pochi mesi appena.

Solo per voltare lo sguardo indietro in un tempo che sembra ancestrale, quando la politica italiana era popolata da giganti, in occasione della scomparsa di Enrico Berlinguer, il segretario del Movimento Sociale Giorgio Almirante varcò il portone di Botteghe Oscure ed omaggiò la bara del leader piccì. Non solo altri tempi e altri uomini, ma altra grammatica e spessore.

Ciò che resta oggi di questa stagione di fiele, però, non va solo osservata con stupore e sdegno ma affrontata con una operazione verità. Non fa bene a nessuno la cecità ideologica ma occorre la forza dei fatti oggettivi: l’operazione trasparenza che è mancata da decenni in Calabria. 

Ammettere quel disastro amministrativo non è gettare fango su luoghi e popoli, ma certificare il fallimento dello Stato in Calabria, come in altri pezzetti d’Italia. Come, parimenti, celare le menti che quella straordinaria terra ha donato all’Italia e al mondo (tra giuristi, scienziati, pensatori) è intellettualmente disonesto.

Come uscirne dunque? Guardandosi allo specchio e professando amore, tutti, per la terra calabrese e ognuno proponenosi di fare qualcosa per migliorarla. Soprattutto consci che amare è gesto di responsabilità e non di comodo marketing.

twitter@PrimadiTuttoIta

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