Io sono Libero, il petto in fuori di Scopelliti contro i microisterismi italici

di Paolo Falliro

“Sono Libero perché non provo rancore, perché non ho mai smesso di sognare, perché amo e non ho mai tradito, perché anche qui dentro ho imparato la vita, grazie alla testimonianza e all’impegno di donne e uomini straordinari”.

Non è solo un libro “Io sono Libero” (Luigi Pellegrini Editore) quello in cui Peppe Scopelliti, ex enfant prodige della Destra finiana, prima leader nazionale del Fronte della Gioventù, poi sindaco di Reggio Calabria, infine Governatore della Regione Calabria, si racconta. Ma tramite lo strumento dell’intervista con il giornalista Franco Attanasio affresca il contorno che gravita su una primizia assoluta in Italia: Scopelliti è l’unico ad aver pagato per l’accusa di falso ideologico, relativa ad alcune vicende accadute, tra il 2008 e il 2009, quando era sindaco di Reggio Calabria. Sta infatti ancora scontando una condanna a quattro anni e sette mesi.

La sanità calabrese, in “auge” in questi giorni per la vergogna dei commissari, rappresenta una cornice oggettiva nella gestione Scopelliti. Quando si insediò nel 2010 in Calabria era prassi che i bilanci della sanità fossero orali, perfino definiti “bilanci onirici” dall’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Scopelliti eredita dalla giunta Loiero un buco di oltre 1 miliardo e 400 milioni di euro, con un disavanzo annuo di oltre 250 milioni di euro. E abbatte quel debito (oggi risalito vertiginosamente a circa 1,5 miliardi) in quattro anni, portando a 31 milioni di euro il disavanzo annuo. Ma questo, scrive, “significò pure ostacolare immensi interessi e profitti. Ecco perché ho parlato di rischio per la mia vita”. 

Il libro ha il merito di andare oltre le problematiche politiche, le campagne elettorali, i simboli e i voti perché alza il velo sull’uomo e sulle sue emozioni. Un’altra primizia, questa, in un alveo culturale che troppo spesso in passato non ha spurgato ansie e tensioni. Scopelliti invece imbraccia l’arma del coraggio a viso aperto, racconta le sue lacrime, la disperazione di un carcere e di momenti che nessuno può capire perché assolutamente unici e terribili. Gli affetti, la famiglia, l’io: uno sguardo profondo nello specchio dell’anima, per provare a disegnare giorni e timori, albe e paure certo che il petto in fuori che può vantare un uomo libero è cosa rara in un paese curvo sui propri microisterismi.

twitter@PrimadiTuttoIta

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s