La destra deve parlare ai giovani con nuovi strumenti, perché loro sono il futuro (e votano)

di Paolo Buralli

Le migrazioni in Africa, Asia e Oceania, sono enormenente cambiate rispetto al dopoguerra ed agli anni 60/70. Anche la mappatura degli italiani in questi territori era, ai tempi, molto piu rapida da individuare, perché gli italiani avevano costruito un sistema comunitario basato sui clubs dove tutti alla fine delle giornate di duro lavoro si incontravano e dove, ogni weekend, venivano create feste ed eventi per non far dimenticare a nessuno la propria cultura regionale.

Oggi al contrario, i giovani, si muovono in ordine sparso in modo molto individualistico e non si ritrovano più in quei punti di aggregazione che, una volta, creavano il senso di appartenenza e di comunità. Per questa ragione anche noi dovremo fare il possibile per poter cambiare il modo di operare in quelle strutture che, purtroppo, vedono una dirigenza sempre più anziana e fuori dal tempo e che, se non cambierà rapidamente, porterà a far scomparire la comunità italiana. 

Cosa possiamo fare noi della destra per gli italiani all’estero? La destra, in particolare Fratelli d’Italia, ha una grande opportunità visto che, la sinistra in senso generale ed i nostri alleati che hanno aderito ad un governo che fa acqua da tutte le parti, ci stanno consegnando un consenso che non possiamo farci sfuggire.

Certamente va capitalizzato nelle prossime elezioni: insomma, si sta disegnando una sorta di allineamento dei pianeti che capita una volta ogni cento anni e che abbiamo il dovere di utilizzare per andare al governo e cambiare realmente le cose. Per questo motivo dovremo impegnarci ancora di più, noi sul territorio, per far comprendere agli italiani che è giunta l’ora di provare una strada alternativa a quella che da più di vent’anni viene proposta da una sinistra e che non ha prodotto nulla, che non ha saputo risolvere concretamente i problemi degli italiani in Africa, in Asia e in Oceania e con certezza mi sento di dire nel mondo. Per fare questo è evidente che Fratelli d’Italia dovrà lottare strenuamente per difendere un diritto acquisito come il voto, grazie al lavoro di Mirko Tremaglia che, anche se non dichiarato pubblicamente, la sinistra intende abolire. Il diritto al voto comunque va rivisitato e cambiato nei modi perché sono di pubblica conoscenza i brogli che ad ogni tornata elettorale vengono compiuti e rimangono impuniti e che, con l’utilizzo della tecnologia, si poetrebbero limitare al minimo. La tecnologia inoltre porterebbe al voto anche quei giovani che oggi non votano ma che, se messi in condizione di utilizzare gli strumenti a loro più affini, sicuramente ritornerebbero alla partecipazione politica italiana. 

Ed è a loro che dobbiamo rivolgere la nostre attenzioni se vogliamo essere lungimiranti, perché il futuro della politica italiana all’estero vivrà solo se saremo capaci di attrarre i giovani con forme di coinvolgimento più affini al loro modi di vivere.

Altro argomento importante è la questione del made in italy che a mio avviso ormai è diventato “italian life style” e che andrebbe aiutato con processi e piattaforme informatiche, perché in realtà negli eventi organizzati dalle istituzioni, in questo caso parlo dell’Australia, i brand che vengono proposti sono i brand che non hanno bisogno di essere spinti perché fortemente posizionati all’interno del mercato mondiale. Per cui andrebbero aiutate quelle aziende che sono il vero tessuto imprenditoriale e che creano quel vestito indossato dall’Italia: parlo delle partite iva, delle piccole medie imprese, di artigiani e artisti che purtroppo hanno grosse difficolta ad uscire dal mercato italiano per mancanza di accordi bi-laterali che dovevano essere creati dai governi e tra i governi.

La differenza sostanziale è prorpio nell’approcio ai mercati, perché Germania, Francia, Spagna, si muovono governativamente per proporre le loro aziende sui mercati globali, mentre noi come Italia ci muoviamo come singoli o al massimo come regione. E che dire degli italiani nel mondo, da sempre portatori dell’italian life stile nei paesi in cui viviamo. Quasi 95 milioni di italiani sparsi in ogni angolo del pianeta sono completamente ignorati e non supportati dai governi che si sono succeduti sino ad oggi: ecco io so per certo e ho fornito idee progettuali in merito che quando saremo al governo questo grande bacino di italiani, se adeguamente coinvolti, potrebbe spostare punti di pil in settori come l’edilizia e turismo.

Per questo prego ogni giorno: che finalmente una destra conservatrice possa finalmente arrivare a governare l’Italia ed incominciare a cambiare realmente le cose anche per noi che viviamo lontani dalla nostra patria. 

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