La crisi: nessuna sorpresa, l’unico che fa finta di nulla è il Pd

di Mario Lesina

La quasi crisi di governo azionata da Giuseppe Conte è un fulmine a ciel sereno solo per gli strateghi democratici, infilatisi da soli nel cul de sac grillino. Mentre di giorno sono impegnati a criticare il centrodestra per le differenze di vedute di Fdi, Lega e Fi di sera non si accorgono che proprio a causa dei loro improbabili alleati sta crollando giù tutto.

Il male assoluto rappresentato dall’improvvisazione al potere è arcinoto sin dall’inizio di questa sciagurata legislatura, fatta per lo più da dilettanti allo sbaraglio che hanno finito di distruggere un paese che sta ansimando tra covid, recessione, guerra e crisi energetica. 

Che il governo di unità nazionale trainato del cosiddetto campo largo (che è e resta un campo incoltivabile) fosse al capolinea lo si denotava da molto tempo.

Il governo dei “migliori” non può restare imbrigliato nei cosiddetti giochi di palazzo, di questo aspetto se ne è accorto anche Mario Draghi che ha messo idealmente un punto già alcuni giorni fa in occasione del suo rientro anticipato dal vertice Nato di Madrid. 

Ma le cose, se possibile, sono precipitate già molti mesi prima quando è apparso evidente a tutti che un conto è procedere su un’agenda emergenziale come Covid e Pnrr, così come sono stati d’accordo i partiti entrati in maggioranza, un altro è inserire misure di parte (come ius scholae e cannabis), continuare con battaglie ideologiche come il no alle trivelle, fomentare la balcanizzazione parlamentare con improbabili gruppuscoli alla Di Maio mentre il paese crolla sotto i colpi dell’inflazione. 

Probabilmente il Presidente della Repubblica proverà fino alla fine ad evitare che il governo cada e così condurlo alla scadenza naturale del maggio 2023, ma nei fatti è una strada già sbarrata dai fatti: dall’insussistenza di una maggioranza sfilacciata, dall’incapacità di una proposta di insieme che vada oltre l’emergenza, dall’assenza di una visione strategica su temi basilari, dalla indisponibilità di Draghi a farsi complice dei giochetti in aula. 

E, dulcis in fundo, dalla presenza del gruppo parlamentare che entrerà di diritto nella storia repubblicana italiana per essere stato quello che sta infliggendo un colpo (speriamo non) di grazia al paese. 

(Foto: Flickr)

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