Atlantista, responsabile e patriottica: l’Italia secondo i conservatori

di Raffaele de Pace

E adesso bisogna dimostrare di saper governare. L’accelerazione della crisi di governo, innescata dai capricci di Giuseppe Conte (e dalla sua foga di guadagnare un seggio parlamentare), porta in grembo una straordinaria occasione, di quelle che capitano una volta nella vita. Mettere a frutto i consensi in chiave governativa, provando ad incidere sulle dinamiche interne ed esterne del paese che è attraversato da una serie di gravissimi banchi di prova. 

La destra conservatrice ha quindi la possibilità di misurarsi con le salite che, copiose, le si presentano dinanzi con una consapevolezza assoluta. La nuova l’Italia secondo i conservatori verrà declinata con tre aggettivi imprescindibili: atlantista, responsabile e patriottica.

La postura internazionale dell’Italia non è in discussione, come vari ambienti di sinistra stanno sventolando per offrire alla campagna elettorale un elemento altamente tossico, forse per coprire le proprie attinenze con le rivendicazioni putiniane. La reazione dei conservatori di Fdi alla guerra in Ucraina è stata immediata e precisa: sostegno a Kiev, senza se e senza ma; condanna delle ingerenze di Mosca e Pechino (su cui non vanno dimenticate le sino-interlocuzioni di Massimo D’Alema, grande ispiratore di Giuseppe Conte); rafforzamento del ruolo italiano nella Nato e nell’assise europea le cui deficienze strutturali vanno, prima o poi, sanate tramite un processo riformatore.

Raccontare, come certi ambienti stanno facendo, che i conservatori italiani metteranno a rischio la postura internazionale dell’Italia equivale a fare del terrorismo mediatico, che va rintuzzato con tesi, proposte e osservazioni. Interrogarsi sul perché la crisi delle materie prime, del gas e del litio nasca prima della guerra in Ucraina è fare politiche responsabili, dal momento che il grande tema dell’inflazione precede l’invasione russa e segue la crisi pandemica. 

Lavorare per un’Italia responsabile e patriottica non significa semplicisticamente brandire la clava del “Dio-Patria-Famiglia”, come la sinistra ripete: piuttosto, come i conservatori fanno ormai da anni, mettere nero su bianco proposte fattive e potabili per risolvere i dossier maggiormente critici. Alcuni esempi di passate gestioni sono utili per capire dove e come raddrizzare la barra.

Nessuno intende demonizzare i grandi gruppi che aprono sui territori italiani: ma se alcune iniziative legate a big players hanno avuto l’effetto di far svanire certe professioni artigianali di cui l’Italia era piena, come i falegnami, significa che la strategia a monte è stata sbagliata. Prenderne atto significa attrezzarsi per non reiterare gli errori e provare a recuperare una serie di mestieri che stanno progressivamente scomparendo. 

E ancora: certo che la globalizzazione non può essere messa in un angolo perché oggettivamente esiste, ma va gestita con intelligenza e non subita. La delocalizzazione forzosa, ad esempio, ha privato l’Italia di una serie di prodotti. Si pensi alle vetrerie, che sono state spostate nell’est europeo per la sindrome Nimby e adesso, con la guerra in corso, un paese come il nostro che usa vetro per imbottigliare vino, olio e prodotti farmaceutici va in affanno. O si pensi alla contraffazione alimentare: è stato concesso troppo filo alla Cina in nome di un partenariato sino-europeo che è completamente sbilanciato a favore di Pechino. 

Le porte del Mediterraneo sono state ingenuamente spalancate alla Via della Seta, con i danni collaterali che l’Italia paga e pagherà. I cantieri Ferretti a Taranto, eccellenza italiana, sono in mano ad una società cinese che usa la tecnologia italiana per le fibre di carbonio degli scafi a vantaggio anche delle propria produzione militare. Una contingenza che i governi Conte hanno avallato con sufficienza ed estrema incompetenza, anziché contrastare. 

Sono queste pillole analitiche utili a corroborare la tesi che la verità non è sempre e solo in tasca a chi si dice democratico e progressista: tutt’altro, visti i recenti risultati. La decisione del Pd di sposare il M5s ha prodotto i danni, anche economici, compreso il caso Arcuri (mascherine più banchi a rotelle) che pagheremo per molto tempo, senza dimenticare l’aspetto sociale legato al Reddito di Cittadinanza. 

Se da un lato è vero che il 70% dei percettori hanno un livello basso di istruzione e rasentavano l’indigenza, è altrettanto vero che chi lavorava a nero oggi continua a farlo e percepisce anche quell’assegno, senza contare chi preferisce restare comodamente sul divano anziché rimboccarsi le maniche e provare a rialzare la testa. Un danno sociale che deve essere riparato con politiche attive e non meramente assistenzialistiche.

@PrimadiTuttoIta

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