Charlie Kirk, ucciso per le sue idee, (anche in Italia) viene oggi relegato da certa stampa e certa critica come uno “che ha diviso l’America”. Come se bastasse questo per giustificare il suo assassinio. Come se il semplice dibattito sul merito delle sue proposte fosse il piatto della bilancia per far pendere il peso da un lato all’altro. Come se, per il solo fatto di essere l’ideologo trumpiano, si trattasse di un omicidio plausibile e passabile. Tutto ciò è allucinante.
E’ questa una deriva che l’universo politico di sinistra ha imboccato ormai definitivamente, senza nemmeno il beneficio del dubbio. L’aspetto più tragico di questa vicenda è che quella parte politica che da sempre si è autodefinita difensore della democrazia, oggi la insulta perché più comodo.
Il Parlamento europeo ha detto no alla richesta di Ecr di osservare un minuto di silenzio. I ProPal inneggiano al killer di Kirk e continuano ad attaccare Il Tempo. Il commentatore americano Matthew Dowd sulla tv MSNBC lo ha definito “una delle figure più divisive, particolarmente divisive tra i giovani, spingendo costantemente questo tipo di discorso d’odio rivolto a certi gruppi. E torno sempre ai pensieri d’odio che portano a parole d’odio, che poi portano ad azioni d’odio.
Non puoi proporre questi tipi di pensieri terribili che hai, e poi dire queste parole terribili, e poi non aspettarti che avvengano azioni terribili”. Per queste parole Dowd è stato licenziato.
Roberto Saviano ha scritto su X che “il suo assassinio rischia di diventare, per Trump, l’‘incendio del Reichstag del 1933’: non solo la fine di una vita, ma la miccia per una trasformazione radicale dell’equilibrio politico e sociale. Nel 1933 un incendio devastò il Reichstag, il parlamento tedesco. Hitler sfruttò quell’episodio per proclamare lo stato di emergenza, sospendere diritti fondamentali e mettere a tacere gli oppositori politici. Fu il pretesto che spianò la strada alla dittatura nazista”.
Kirk è morto, ma il funerale (ideologico) è per la sinistra.


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