IL PIANO MATTEI E’ UN METODO (ANCHE) PER L’EUROPA

di Alberico Gambino*

L’Africa è oggi al centro delle grandi trasformazioni globali. È un continente giovane, dinamico, ricco di risorse e di energia umana, ma anche esposto a forti pressioni economiche e geopolitiche. Per l’Europa, questa non è solo una sfida: è una grande opportunità di partenariato. Serve però un cambio di passo, un nuovo paradigma di cooperazione, che superi approcci predatori o assistenziali e si fondi invece su pari dignità, interessi condivisi e sviluppo reciproco.

Il Piano Mattei per l’Africa, promosso dal Governo italiano, nasce da questa visione. Non è un piano di aiuti, ma un metodo politico e operativo, che mette al centro la sovranità dei popoli africani e la creazione di valore condiviso, investendo su infrastrutture, formazione e occupazione. Un modello concreto, che unisce diplomazia, impresa e cooperazione sociale, e che può diventare per l’Unione Europea un punto di riferimento per una nuova politica esterna, fondata su pragmatismo, reciprocità e risultati.

In questo senso, un esempio emblematico è il Corridoio di Lobito, individuato come asse strategico del Piano Mattei e del Global Gateway. Collega l’entroterra dell’Africa australe all’oceano Atlantico e all’Europa, favorendo lo sviluppo delle catene del valore, delle infrastrutture e delle industrie locali. Si tratta di un progetto che dimostra come un’infrastruttura possa essere molto più di un’opera materiale: può diventare una dorsale di crescita, occupazione e integrazione economica tra Africa ed Europa. Non a caso, tra due settimane, proprio in Angola, si terrà il Vertice UE–UA, che offrirà un’occasione decisiva per rilanciare questa cooperazione strategica, nella quale il Corridoio di Lobito rappresenta un simbolo concreto della nuova visione comune.

La Commissaria Dubravka Šuica, che interverrà oggi, ha riconosciuto che il Piano Mattei può essere un modello anche oltre l’Africa, auspicando la nascita di “tanti Piani Mattei” come strumenti di cooperazione autentica e rispettosa. È una visione che condividiamo: l’Europa deve adottare questo metodo e farne la base di un vero partenariato euro-africano, esteso all’intera area del Mediterraneo.

Il tema di oggi — la dimensione politica e finanziaria del nuovo partenariato UE–Africa — è fondamentale per tradurre questa visione in risultati tangibili.
Occorre una governance più chiara e inclusiva, capace di mettere in sinergia gli strumenti europei e nazionali con l’esperienza delle banche di sviluppo, delle istituzioni multilaterali e delle organizzazioni della società civile, come AVSI, che da anni operano sul campo con competenza e credibilità.Sono queste realtà, insieme al mondo imprenditoriale africano ed europeo, a trasformare le strategie in progetti concreti, a generare occupazione e a costruire fiducia reciproca.

Il Mediterraneo è il ponte naturale tra i nostri continenti: è qui che possiamo costruire insieme stabilità, crescita e sicurezza condivisa. L’Italia è pronta a fare la sua parte, con spirito di collaborazione e di fiducia reciproca, per dare all’Europa una politica estera capace di guardare al futuro. Come ricordava Enrico Mattei, non c’è sviluppo senza libertà, e non c’è libertà senza indipendenza economica.

* eurodeputato di Ecr/Fdi, Vicepresidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo


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