Che cosa sarebbe accaduto se alle elezioni americane non avesse vinto Donald Trump? Non solo alla Casa Bianca sarebbe andata l’esponente democratica Kamala Harris, dagli stessi suoi colleghi di partito definita la candidata più deludente degli ultimi anni, ma anche altro.
In Europa, ad esempio, non sarebbe nato il dibattito sul futuro della stessa Unione Europea, sulla sua esigenza vitale di dotarsi di una nuova politica di difesa e sicurezza.
Non si sarebbe iniziato a riflettere sul nuovo ordine mondiale che, dall’invasione russa dell’Ucraina in poi, di fatto è già avviato. Non si sarebbe mai progettato il piano per il riarmo europeo, continuando ad appaltare tutto a Stati Uniti e Nato.
Non si sarebbe inoltre avviato il ragionamento su come l’Ue dovrà dialogare meglio con il Golfo, con gli stati africani, con l’Indopacifico (con il plus rappresentato dal filo Maga-Miga).
Non si sarebbe proceduto a riformare il green deal partorito da Timmermans, che in sostanza condanna l’industria europea ad una sottomissione energetica alla Cina, per via della sua dipendenza strutturale dai materiali critici detenuti da Pechino (a proposito, molto interessante in tal senso è stato il vertice sulle terre rare convocato giorni fa a Washington con gli alleati atlantici, con l’Italia in prima fila).
Insomma, senza la vittoria di Trump l’Europa non sarebe stata costretta a fare il dibattito principale che la riguarda: cosa fare da grande (con il motore italo-tedesco in grande spolvero).
Poi si potrà discutere all’infinito sugli accenti di Vance e Rubio alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, ma sarebbe solo voler aggirare il nocciolo della questione.


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