C’e’ un qualcosa di speciale e aritmetico nelle ormai consuete doglianze di Emmanuel Macron, alla costante ricerca di un capro espiatorio.
Che si lamenti perche’ la Germania non vuol piu’ fare con la Francia il caccia congiunto (preferendo il GCAP) o perche’ Giorgia Meloni ha espresso il suo profondo cordoglio e la sua costernazione per la drammatica uccisione del giovane Quentin Deranque, o perche’ la fuga in avanti dei volenterosi si e’ rivelata un flop, il messaggio all’esterno non cambia.
Macron ha capito di essere alle battute finali, di non avere peso ne’ ascolto fra le Nazioni della comunita’ internazionale. Sa che i suoi pochi alleati interni lo hanno praticamente scaricato (si prenda la recente tirata d’orecchie del ministro degli esteri tedesco), consci (tutti tranne lui) che l’Eliseo sta per cambiare inquilino.
Vede negli occhi dei francesi la voglia di cambiamento e se la prende, quindi, con i primi della classe: gli italiani che, con il governo Meloni, stanno cambiando la narrazione in Ue (e le politiche attive).
Macron assomiglia sempre di piu’ all’allenatore del Napoli, sempre pronto a puntare il dito contro tutti gli altri, anziche’ fare una sana autocritica.
(Foto: Governo.it)


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