MELONI CURA IL DEBITO ITALIANO: ENTRATE PIU’ VELOCI E BUON AVANZO PRIMARIO (NONOSTANTE IL SUPER BONUS)

Non era facile, era praticamente un’impresa. Ma nonostante la zavorra del super bonus 110 (per ristrutturare gratis ville e palazzi), dei navigator e del Reddito di Cittadinanza, il governo Meloni è riuscito a ottenere entrate più veloci e una crescita dell’avanzo nei conti. Senza dimenticare il fronte di tensioni internazionali che, dall’invasione russa dell’Ucraina in poi, hanno caratterizzato questi tre anni e mezzo di governo.

Anche andando indietro nel tempo, i dati dell’osservatorio dell’Università Cattolica di Milano dicono che nella classifica dei governi capaci di ridurre il rapporto tra spesa primaria e Pil, al primo posto c’è il governo Meloni nel 2024, seguito dal primo governo Berlusconi. Staccati tutti gli esecutivi di sinistra.

Significa che, al di là del deficit al 3,1% (che entro l’anno sarà portato al 3% per la gioia dei burocrati) i conti dell’Italia sono stati salvaguardati dall’azione dell’esecutivo e messi al riparo dal rischio troika (presente in Francia), che incombeva a causa di politiche scriteriate applicate durate la pandemia con un mero criterio assistenzialistico (ed elettorale).

I numeri, come al solito, parlano pià di mille proclami o rivendicazioni pretestuose delle opposizioni.

Il surplus primario sale allo 0,8% del Pil, in virtù di incassi che presentano un molto incoraggiante +4,8% e uscite del +4,1 mentre gli interessi sono fermi al 3,9%.

L’ultimo documento di finanza pubblica dimostra che l’Italia ha imboccato una strada virtuosa alla voce finanza. Lo scorso anno la differenza tra le entrate e la spesa al netto degli interessi è stato dello 0,8 del Pil: quest’anno arriverà all’1,2% e al 2,4 per cento nel 2029. E’ questo il dato particolarmente attenzionato dai mercati perché direttamente proporzionale alla riduzione del debito pubblico.

Un risultato che si deve alla lotta agli evasori fiscali che ha prodotto più entrate, lo dimostrano il più 4,8% degli incassi dello Stato: è un oggettivo miglioramento strutturale dei conti che non può essere sminuito per il deficit di bilancio al 3,1% che rappresenta senza dubbio un altro storico miglioramento dopo le spese folli dei governi Cinque Stelle.

Inoltre il rapporto tra il deficit e il prodotto interno lordo nel 2026 scenderà sotto il 3 per cento, al 2.9 per cento, consentendo finalmente l’uscita dall’Italia dalla procedura di infrazione. Lo spread con i titoli tedeschi è a 81, rispetto alla media decennale di 162 punti. Vuol dire che c’è più fiducia da parte di chi acquista i titoli italiani, come emerge dalle valutazioni delle agenzie di rating Fitch, Standard&Poor’s, Moody’s.

Un risultato raggiunto nonostante le tensioni internazionali, la guerra in Ucraina, quella in Medio Oriente, l’ostracismo di certa magistratura, la crisi dell’automotive e le critiche preventive giunte senza aver visto le carte.

(Foto: Governo.it)


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