PERCHE’ L’AGRICOLTURA E’ IL NOSTRO FUTURO. LA TERRA SECONDO MELONI

Buon pomeriggio a tutti, grazie per l’invito, grazie per l’attesa. È stata, tanto per cambiare Presidente Giansanti, è una giornata abbastanza intensa, però ci tenevo ad essere qui per partecipare, portare il mio contributo ai lavori di questa due giorni, che si prefigge un obiettivo tanto concreto quanto ambizioso, e cioè tracciare le prossime sfide di un settore che è sempre più centrale per la nostra vita, per la nostra economia, per la nostra identità, aggiungo per la nostra sicurezza, perché sono d’accordo su questo.

E chiaramente approfitto anche per salutare le molte autorità che sono qui presenti, il Sindaco Sala, il Presidente Fontana, ministri, parlamentari, saluto tutti.

Dicevo, l’agricoltura per noi rappresenta molto, per noi come Nazione, rappresenta chiaramente ricchezza, rappresenta benessere, rappresenta tradizione, tutela del paesaggio, rappresenta cultura. Perché agricoltura e cultura particolarmente sono intimamente connesse, come del resto dimostra l’etimologia stessa della parola “cultura”, che viene dal latino “colere, coltivare”. E noi e voi condividiamo di fatto questo obiettivo, e cioè coltivare, far crescere, valorizzare quello che ci rende unici al mondo e che nessun altro è in grado di fare così come lo facciamo noi. Ma colere, coltivare ha anche un altro significato anch’esso profondamente connesso al lavoro che gli agricoltori portano avanti ogni giorno che è “avere cura”. Ogni buon agricoltore ha cura del proprio territorio. Considera quello che ha ricevuto in eredità come qualcosa di sacro, che deve trasmettere integro e sano a chi verrà dopo di lui.

Lo dico per ricordare a me stessa – e non solamente a me stessa – che voi siete i primi custodi dell’ambiente, che il vostro contributo va ben oltre il dato economico. Banalmente, senza gli agricoltori il meraviglioso paesaggio che tutto il mondo ci invidia sarebbe molto meno ricco di quello che è, e lo dico per ricordare a me stessa – e non solamente a me stessa – che sono tra coloro che rifiutano il racconto surreale di agricoltori come nemici della natura o come avversari della natura.

Racconto in forza del quale da anni venite ormai additati come un pericolo da contrastare, da limitare con vari mezzi a disposizione. A partire ovviamente, lo citava il presidente Giansanti, ci tornerò sopra, dai regolamenti, dalle direttive più astruse e paradossali, lontani anni luce dalla realtà e dalla concretezza della produzione. Però questa lettura ciecamente ideologica è dal nostro punto di vista inaccettabile ed è la ragione per cui l’abbiamo contrastata, la contrastiamo convintamente. Sappiamo che i nostri agricoltori sono i primi alleati della natura, che non è possibile proteggere l’ambiente senza l’opera responsabile dell’uomo.

È una visione – quella che, anche con il nostro lavoro, cerchiamo di contrapporre ai sacerdoti del culto della decrescita felice – che tiene insieme sviluppo e tutela, innovazione, tradizione, produzione ed ecologia. Che non pretende di riscrivere l’uomo e la natura secondo schemi astratti o imponendo sacrifici inutili o addirittura controproducenti, ma che promuove scelte consapevoli basate sul buonsenso e sulla realtà.

Conseguentemente, con questa impostazione culturale, quando tre anni e mezzo fa abbiamo assunto la responsabilità di governare questa Nazione, abbiamo fatto una scelta coerente e quella scelta era restituire all’agricoltura la centralità che meritava, lavorare per rendere questo comparto più forte, più sostenibile, più innovativo. Abbiamo perseguito questo obiettivo con costanza, con determinazione, costruendo i tanti provvedimenti, le tante risposte, anche insieme alle organizzazioni e alle associazioni di categoria, ascoltando le loro proposte perché i nostri provvedimenti fossero i più possibili capaci di incidere, perché fossero i più possibili concreti, e portando avanti riforme che per il settore erano attese da tempo.

Abbiamo sostenuto e valorizzato il dinamismo dei nostri produttori, dei nostri agricoltori, e mi pare che i risultati che il sistema Italia ha raggiunto in questi anni confermino che la strategia era giusta. Voi lo avrete raccontato ampiamente in questa due giorni, l’Italia è sempre di più una superpotenza agroalimentare. Siamo diventati, veniva ricordato, la prima economia agricola d’Europa per valore aggiunto, l’anno scorso l’export tricolore ha raggiunto un nuovo record assoluto, quasi 73 miliardi di euro, un successo straordinario per il Made in Italy dove le nostre DOP, dove le nostre IGP hanno superato la soglia storica dei 12 miliardi di euro con una crescita annuale del 12,7%. Chiaramente non lo dico per dirlo a voi – che lo sapete meglio di me – lo dico per dirlo agli italiani, perché gli italiani anche comprendano e ricordino quanta parte della nostra ricchezza deriva dal lavoro che voi portate avanti.

I nostri prodotti sono apprezzati e invidiati in tutto il mondo, a loro affidiamo un pezzo significativo anche del nostro nome, della nostra reputazione, della nostra diplomazia, del nostro soft power. Perché se l’Italia è riconosciuta universalmente come la patria del buono il merito è soprattutto di chi, come voi, non si accontenta mai del livello di eccellenza che raggiunge. E poi, quando l’eccellenza dei nostri prodotti incontra la maestria dei nostri cuochi e dei nostri ristoratori, nasce un altro enorme simbolo che rappresenta la nostra civiltà e la nostra Nazione che è la cucina italiana, oggi finalmente riconosciuta Patrimonio dell’Umanità, che è una cosa che voglio ricordare perché è stata un’intuizione della politica, ma non sarebbe stato possibile raggiungere questo risultato se il sistema Italia non si fosse mosso nella sua interezza, per sostenere questo riconoscimento. Riconoscimento che in ogni caso non è per noi un punto d’arrivo ma semmai un impulso ad agire per fissare l’asticella sempre più in alto.

L’agricoltura italiana è certamente tornata protagonista, il merito non è del Governo, il merito non è nostro, il merito è soprattutto vostro, è degli imprenditori e dei lavoratori. Quello che il Governo si è limitato a fare è quello che gli spetta, cioè individuare i meccanismi e gli strumenti più efficaci per liberare il potenziale, soprattutto quando quel potenziale, delle nostre imprese e dei nostri lavoratori, rischia di essere inespresso. Consentire a quelle imprese, consentire a quei lavoratori, di operare in condizioni il più possibile favorevoli, senza ingerenze indebite, senza vessazioni inutili, senza decisioni calate dall’alto, prese da chi non conosce il mestiere.

Lo abbiamo fatto disegnando una visione strategica del futuro, mettendo a disposizione di questo comparto risorse che nessun altro governo nella storia repubblicana aveva stanziato: oltre 15 miliardi di euro in appena tre anni.

È una scelta nella quale abbiamo creduto fin dall’inizio, è una scelta per la quale credo si debba anche ringraziare il Ministro Lollobrigida che sta oggettivamente facendo un lavoro molto molto importante, che porta avanti con costanza e con la testardaggine, diciamo così, che gli sono proprie.

Abbiamo investito sulla competitività delle filiere, facendo crescere gli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di oltre 5 miliardi, concentrando quelle risorse su ciò che il settore riteneva più utile come i contratti di filiera, la produzione di energia rinnovabile senza consumo di suolo, l’efficientamento idrico. Ci siamo impegnati a proteggere la nostra eccellenza dall’Italian sounding, dalla concorrenza sleale, perché dietro ogni etichetta che non dice il vero si nasconde un danno per i nostri produttori, per la nostra economia, per la nostra cultura, per la nostra reputazione.

E questa è una cosa che noi non intendiamo permettere, ed è la ragione per la quale abbiamo rafforzato i controlli, abbiamo potenziato la lotta alle frodi e alle contraffazioni. E, con la legge a tutela dell’agroalimentare approvata nei giorni scorsi dal Parlamento, abbiamo introdotto nuovi reati e previsto l’aggravante di agropirateria, con sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, perché siano un deterrente serio, vero, reale.

Abbiamo scelto di puntare sull’innovazione e sulle giovani generazioni perché senza continuità, senza trasmissione, è difficile difendere un’agricoltura sostenibile e di qualità. Penso ad esempio al progetto Generazione Terra con il quale abbiamo messo i nostri giovani nelle condizioni di poter acquistare terreni con mutui a 30 anni, finanziati fino al 100%, rendendo possibile qualcosa che fino ad allora possibile non era.

E questa è una scelta sì economica, ma è anche una scelta strategica, che ci consente, tra le altre cose, di combattere lo spopolamento delle nostre aree interne, di proteggere l’identità dei nostri territori. In materia di innovazione e di ricerca, che è tema da sempre caro all’organizzazione, voglio ricordare anche il lavoro che stiamo facendo per sostenere la ricerca sulle tecniche di evoluzione assistita, superando la storica diatriba sugli OGM. Tecniche che possono garantire un’agricoltura più sostenibile, una produzione più forte, utilizzando meno pesticidi e acqua. È un impegno che stiamo portando avanti nel solco dell’eredità di un grande italiano, di un grande scienziato come Nazareno Strampelli, che in passato ha già reso l’Italia all’avanguardia e che tuttora rappresenta un modello da seguire.

E, oltre al lavoro che abbiamo fatto e che continuiamo a fare in Italia, che continueremo a fare in Italia, anche ascoltando quelle che sono le priorità e le richieste che arrivano dalle categorie, dalle associazioni di rappresentanza e quindi segnatamente anche dalla Confagricoltura, c’è, come veniva ricordato dal Presidente Giansanti, un altro filone importante, se vogliamo dirimente, che è quello delle politiche europee e delle nostre battaglie in ambito europeo.

E anche qui, ne abbiamo parlato tanto in questi anni, l’Italia non ha mai fatto mancare il suo punto di vista, non ha mai fatto mancare il suo sostegno alla categoria, ci siamo battuti affinché la Politica Agricola Comune tornasse a perseguire gli obiettivi sanciti dai trattati, ovvero garantire approvvigionamenti alimentari sicuri e di qualità, riconoscere ai produttori e alle imprese il giusto prezzo per il loro lavoro.

Anche per questa ragione credo che essere riusciti ad ottenere con un negoziato che io ho condotto personalmente, anche personalmente, che nella futura Politica Agricola Comune fossero previsti 10 miliardi di euro in più rispetto alla proposta che era stata formulata all’inizio dalla Commissione, rappresenti un risultato che dimostra quanta importanza e centralità riconosciamo al settore.

E, chiaramente, è un punto che difenderemo, continueremo a difendere in un negoziato, quello sul QFP, sul Quadro Finanziario Pluriennale, che sarà molto complesso, che è ancora lungo, ma è una battaglia che abbiamo già cominciato. Cerco di spiegare ai miei colleghi, che è difficile che noi si possa difendere la competitività europea se non si riesce a monte a difendere la Politica Agricola Comune e anche la Coesione, perché senza agricoltura e senza coesione tra i territori noi non avremo neanche competitività, e quindi il tentativo di mettere le due cose in contrapposizione l’una dell’altra è un tentativo che noi non condividiamo e non condivideremo.

Chiaramente le sfide in ambito europeo sono molte altre, non si esauriscono qui.

Penso al tema della sospensione del sistema degli ETS che, come voi sapete meglio di me, gonfia artificialmente i prezzi dell’energia tra i diversi Stati membri, alla dirimente questione dei fertilizzanti su cui oggi incide pesantemente anche la crisi in Iran, la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’Italia sta lavorando, come sapete, incessantemente per favorire, rispetto alla crisi, una de-escalation nella regione, per contenere il peso delle conseguenze economiche sulle nostre famiglie, sulle nostre imprese. È quello che abbiamo fatto anche con i vari decreti sul taglio delle accise nei quali abbiamo previsto anche iniziative specifiche per i nostri agricoltori, il credito di imposta, il gasolio agricolo.

Sempre in ambito europeo abbiamo chiesto e ottenuto la sospensione dei dazi sui fertilizzanti di importazione, con l’obiettivo anche qui di calmierare il mercato. Guardiamo con grande attenzione all’imminente definizione della prossima strategia europea sui fertilizzanti.

So che vi state, Presidente Giansanti, già mobilitando per chiedere che ci si trovi di fronte a scelte coraggiose. Per noi è fondamentale che venga inserita la valorizzazione del digestato di origine animale che è un’alternativa concreta, immediata, sostenibile, che ci consentirebbe di ridurre la dipendenza da input esterni, di abbattere i costi per gli agricoltori. Ma anche su questo ovviamente ci saremo. Perché tutto questo fa parte anche di una strategia e di un dibattito più ampio che l’Unione europea deve saper condurre con il necessario coraggio e con la necessaria visione, cioè il tema della sovranità alimentare come risorsa strategica alla quale l’Europa non può e non deve rinunciare.

Guardatevi intorno, noi per decenni abbiamo pensato di poter vivere comodi in un’Europa nella quale appaltavamo la sicurezza agli Stati Uniti, l’energia alla Russia, le materie prime alla Cina. Poi ci siamo dovuti svegliare. E ci siamo svegliati in un mondo nel quale se tu non controlli le cose fondamentali dipendi da chiunque altro.

E nel mondo di caos nel quale noi viviamo oggi non ce lo possiamo permettere.

Quando qualcuno poneva, molto tempo fa, quando qualcuno si permetteva di porre molto tempo fa – e non negli ultimi mesi o negli ultimi anni – queste questioni, venivamo definiti degli autarchici. Ci dicevano che noi volevamo isolare l’Italia, che volevamo isolare l’Europa. Volevamo semplicemente che l’Italia e l’Europa potessero continuare ad avere la forza che è propria delle grandi potenze. E quella forza dipende dalla capacità che si ha di controllare quello che è fondamentale in termini di sovranità.

Allora servono visione, investimenti, è necessario rafforzare i nostri sistemi produttivi, renderli sempre più resilienti, occorre aprire nuovi mercati senza però dimenticare le adeguate tutele, il principio di reciprocità che abbiamo fatto valere, e che continuiamo a far valere, è stato anche oggetto delle nostre trattative per quello che riguardava l’annoso dibattito relativo al Mercosur per esempio. Il principio di reciprocità deve essere attuato concretamente, deve essere accompagnato da un livello adeguato di controlli doganali sui prodotti di importazione. Anche su questo saremo molto determinati e molto fermi.

Caro Presidente Giansanti, cari amici, chiaramente noi viviamo dei tempi che non sono semplici, particolarmente non lo sono per chi produce, ma state sicuri che non lo sono neanche per chi governa.

Sono tempi molto imprevedibili, però quando si vive in tempi come questo io penso che le poche certezze che si hanno diventino ancora più importanti, e l’agricoltura per la nostra Nazione è certamente una di quelle certezze.

Il settore ha dimostrato anche in questo frangente una resilienza, una capacità di adattamento, che hanno dello straordinario. È stato chiaramente possibile, grazie alla tradizione che vantiamo, certo, ma anche grazie alla tenacia, all’orgoglio, alla creatività che voi imprenditori insieme ai lavoratori avete dimostrato. Allora io devo dirvi anche grazie a nome dell’Italia, devo dirvi grazie per non aver avuto paura o comunque per non aver consentito alla paura di prendere il sopravvento.

Grazie per aver continuato a macinare risultati che erano risultati per questa Nazione e per averle consentito di attraversare a testa alta anche una fase complessa come questa.

Dal canto nostro noi continueremo a lavorare per dirvi grazie, non tanto a parole, ma soprattutto attraverso i fatti, cioè con strumenti concreti di supporto. Faremo la nostra parte come l’abbiamo fatta finora con costanza, con determinazione e dico di più con l’umiltà anche di chi sa di non avere in tasca sempre le risposte a qualsiasi problema, e sa che per costruire risposte efficaci deve sapersi confrontare con chi quella realtà la vive ogni giorno. Per quello che riguarda me e noi, ci basta sapere che continuerete ad esserci perché l’agricoltura è identità, è cultura, è produzione di cibo di qualità, è strumento di solidarietà, è coesione territoriale, è fonte di energia pulita, è innovazione al servizio della responsabilità e della sostenibilità.

E finché ci sarà chi semina, chi coltiva, chi raccoglie, chi custodisce e chi innova, allora ci saranno anche un’Italia e, in fin dei conti perfino un’Europa, capaci nonostante tutto di guardare al futuro con speranza e con ottimismo.

Grazie davvero per il vostro lavoro, grazie per i miracoli che avete regalato a questa Nazione, grazie per la vostra franchezza, grazie per il lavoro che continueremo a fare insieme.

(Foto: Governo.it)


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