Allusioni, bugie, intrighi di palazzo, accuse e tentativi di destabilizzazione. Non è la trama del prossimo film della saga di James Bond, ma ciò che sta emergendo in Italia dal caso-Ranucci, il conduttore di Report che ha addirittura accusato i vertici del governo di aver usato i servizi segreti contro di lui.
Pronta la replica del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari (in foto), tirato in ballo esplicitamente dal giornalista: “Si sta finalmente sgretolando la montagna di fango, allusioni e menzogne che Ranucci ha riversato contro di me nel tentativo di colpire il Governo Meloni – ha detto parlando con Il Giornale – Il conduttore di Report si è inventato che avrei attivato i servizi segreti contro di lui ed ha poi creato ad arte allusioni e suggestioni per accostare me e Fratelli d’Italia alla bomba esplosa sotto casa sua. Un grottesco insieme di falsità che è stato però ripreso e amplificato senza troppi scrupoli da una parte della stampa e della politica. Sono certo che nessuno chiederà scusa per questo, ma perlomeno mi auguro che sia finito il clima di impunità complicità su cui Ranucci ha sempre potuto contare nel diffondere simili menzogne”.
Raddoppia la dose il deputato di FdI Francesco Filini: “Contro il sottosegretario Fazzolari è stata costruita ad arte una narrazione sporca, fondata su subdole insinuazioni e ricostruzioni totalmente campate in aria, e quindi prive di riscontro, con l’unico obiettivo di colpire il Governo Meloni e Fratelli d’Italia. É grave che accuse così pesanti siano state rilanciate con leggerezza da una parte della politica dell’informazione, quasi a comando, senza un minimo di verifica”.
Dai verbali secretati dell’audizione del giornalista davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, avvenuta una ventina di giorni dopo la bomba fatta esplodere davanti alla sua casa a Pomezia, dalle colonne de ‘Il Giornale‘ e del ‘Domani’ emergono stralci delle parole del conduttore. “Vengo a sapere – sono le parole di Ranucci – che Fazzolari si era preoccupato molto di un servizio di Report che riguardava la figura del papà di Meloni, come trasportatore di sostanze stupefacenti del clan Senese. Ha messo in piedi tutta una serie di attività per capire chi mi avesse fornito queste informazioni sul genitore della presidente del Consiglio”.
Ma non è tutto, perché Ranucci tira in ballo anche il quotidiano diretto da Tommaso Cerno per alcuni articoli pubblicati dal Giornale a firma di Luca Fazzo, “giornalista che – continua Ranucci – era stato allontanato da Repubblica per i suoi rapporti con i servizi segreti, nei quali si adombra il sospetto del ruolo di mio fratello alla Striano (l’ufficiale della Guardia di finanza finito al centro dell’inchiesta sulla divulgazione di informazioni riservate e sugli accessi abusivi ai sistemi informatici ndr)”.


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