Elezioni Comites, un affare “semiclandestino”

FlopUna vecchia volpe che ha solcato tutta la vicenda della Prima Repubblica, era uso sentenziare che “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”…Allora lasciateci dire quel che pensiamo, che si faccia peccato o meno. Queste elezioni del Comites, chieste e richieste da svariati anni, rinviate e poi rinviate ancora, all’improvviso arrivano e portano con sé grandi novità. Quali? Maggior coinvolgimento, modernizzazione, partecipazione? Trasparenza? Macchè! Tutto l’opposto. Diventano un affare semiclandestino dove se vuoi votare ti devi iscrivere prima. Ma tu, italiano all’estero, semplicemente non lo sai a meno che non t’informi preventivamente un patronato che ha già il suo candidato pronto o il gruppetto degli amici giusti.

La partecipazione scenderà ai limiti minimi, verranno eletti tutti i furbetti complici o inventori del giochetto, le comunità all’estero saranno rappresentate ancor meno e ancor peggio di prima… Quando scopriremo che rispetto agli iscritti all’Aire avrà votato una percentuale irrisoria (10%…?) i nemici degli italiani all’estero potranno dar fiato alle loro trombe e sostenere che i Comites (o qualunque altra rappresentanza similare) sono inutili, costosi, pacottaglia senza senso. Ma, più di tutto, è chiaro che l’obiettivo finale sarà il voto all’estero, cioè la grande conquista di Mirko Tremaglia, fondatore del nostro Ctim. Se va bene diranno di mutuare questo sistema per evitare i brogli dell’attuale sistema di voto per corrispondenza (fatto reale ma che non si risolve così) e chiederanno che gli italiani all’estero non votino direttamente come loro diritto costituzionale, ma si iscrivano preventivamente ad una sorta di anagrafe del voto per poi votare davvero.

Avremo lo stesso risultato già scritto di quanto accadrà a dicembre coi Comites. Se va male utilizzeranno questo sistema per dire, se hanno il palato fino e lingua forbita, che va abolita la circoscrizione estero perché rappresentativa di troppo pochi; se son più grezzi e meno scafati, punteranno direttamente al bersaglio grosso e diranno che il voto all’estero va semplicemente abolito. Punto. “Ma in fin dei conti che vogliono questi italiani all’estero? Sono lontani, non c’entrano con l’Italia reale, non pagano le tasse….” L’abbiamo sentito tante volte questo refrain e ora ritorna. Tremaglia, ai tempi, con ironia rispondeva: ”Allora togliete il diritto di voto ai poveri”… Ma stiamoci attenti che questi poi lo fanno per davvero!

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