Sul numero di novembre: “Non razzisti, solo stanchi”

Populismo-webImmigrazione, macché razzismo: solo stanchi di mille flop. Così il nuovo numero del magazine “Prima di Tutto Italiani” che dedica l’apertura al caos-immigrazione (scaricalo qui). E sottolinea che l’Italia non è un Paese razzista, ma gli italiani sono stanchi di soluzioni che non risolvono il problema.

E osserva: “Frontex, Mare nostrum, Triton sono nomi pregevoli, che rievocano antichi eventi e soggetti ma che oggi i cittadini italiani hanno imparato ad associare ad un concetto che è ben più deleterio di una bomba fatta esplodere nel centro storico di una grande città: il fallimento dovuto ad una panacea”. Il riferimento è ai residenti della periferia romana di Tor Sapienza, nell’occhio del ciclone per la rivolta contro un centro di immigrati, che hanno pronunciato una frase che deve far riflettere: “Non siamo razzisti, siamo stanchi”.
Secondo Prima di tutto Italiani “significa che chi accende il braciere dell’odio razziale verso coloro che chiedono il rispetto (per tutti) dei diritti umani, ma anche della legge e della civile convivenza, non ha capito nulla di ciò che sta accadendo in Italia. Sta nascendo un’agitazione popolare”.

E conclude: “Non solo il nostro Paese continua ad essere lasciato solo nel fronteggiare un’emergenza globale e straordinaria, ma gli amministratori si scoprono marziani che per la prima volta sbarcano sulla Terra e assistono impotenti ad una guerra fra poveri. Con, da un lato, chi lotta quotidianamente con emarginazione e disservizi di quartieri dimenticati; e chi fugge da una guerra per trovarne paradossalmente un’altra. Nel mezzo, l’approssimazione più sciatta della politica e il sale sulle ferite che certi media rovesciano, a tonnellate, su carta stampata, web ed etere. Senza risolvere un bel nulla”.

Da segnalare, nel nuovo numero, una lunga intervista al giornalista del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo, autore del libro “La Grande Guerra dei nostri nonni” (Mondadori) secondo cui sono silenziosi e senza fanfare i veri eroi italiani del primo conflitto mondiale.
E ancora, una riflessione sui troppi stranieri nel calcio italiano, l’anno italiano in America Latina, un’analisi partendo da Kierkegaard in occasione del 25mo anniversario della caduta del Muro di Berlino e l’editoriale di Roberto Menia sull’esempio che offre il Ctim alla (sorda) politica italiana.

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