C’è un sotterraneo movimento che punta a gettare polvere su una lingua universale ed una cultura altrettanto immortale. A cui occorre rispondere nel merito. Chi asserisce che la lingua italiana è solo territoriale e che la stessa cultura biancarossaeverde venga dopo le altre, o non conosce la storia o ne ignora dolosamente i caratteri. Perché leggere Dante oggi è, tra l’altro, al centro di un’interessante conferenza, curata dal prof. Georg Roellenbleck all’Istituto Italiano di Cultura di Colonia con l’obiettivo di rispondere ad alcune domande.
E’da accettare la visione globale dantesca del mondo per comprenderla e assaporarla? È possibile superare la distanza tra il pensiero, la lingua e le immagini di un’epoca tanto diversa dalla nostra? La Divina Commedia è ancora immediatamente comprensibile per il lettore contemporaneo? In Italia c’è una lingua che va supportata e diffusa, preservata da inglesismi inutili e deleteri, utilizzata come uno straordinario vettore di crescita e sviluppo.
E’un manifesto culturale e sociale questo, che dovrebbero firmare tutti i cittadini del pianeta, non una semplice difesa conservatoristica di un patrimonio immenso. Investire sulla lingua italiana è il jolly dell’Italia che vuole uscire dalle sabbie mobili del medioevo 2.0 in cui siamo invischiati, in attesa che il nuovo rinascimento mediterraneo bussi alle nostre porte.
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