Il fondo: oltre gli eletti? C’è un mondo ritrovato

mondo ctimdi Roberto Menia

Non è soltanto la soddisfazione per i cento nostri consiglieri eletti qua e là nel mondo che ci rende orgogliosi. E’ qualcosa di più. e’ la consapevolezza di aver ritrovato un mondo, di aver rimodellato una casa comune per tanti italiani all’estero che si ritrovano ancora “in un certo modo” di sentire la Patria, la tradizione, l’appartenenza.
E’ una vittoria prima di tutto morale quella del Ctim, che impone la sua presenza nelle istituzioni rappresentative dell’”altra Italia”, alla faccia di chi lo riteneva ormai soltanto una sigla, gloriosa sì, ma destinata ad essere sempre più legata ai ricordi polverosi e ingialliti delle foto di un tempo.

Abbiamo dimostrato, invece, come certi valori e certi ideali siano in grado di riemergere dal profondo e rimettere insieme comunità in cammino. Lontani dalla Patria ci si ritrova a costruire le piccole patrie, che trovano linfa proprio nei simboli, nelle bandiere e nella continuità con le battaglie di grandi figure come quella di chi fondò il Ctim e donò il voto agli italiani all’estero: Mirko Tremaglia, leone indimenticato…
Il Ctim ha saputo, all’estero, compiere il piccolo miracolo di fare ciò che in Italia pare ancora un miraggio, e cioè mettere assieme anime e uomini di una destra divisa.
All’estero, nel nome di una tradizione, di una storia e di una scommessa sul futuro, si è già rinsaldato il filo comune e si sono ritrovati assieme tanti italiani: ed ora, assieme, combatteranno tante nobili battaglie per la lingua, la cultura, la crescita, i diritti, l’assistenza, la solidarietà.

Un’altra Italia, lontana ma vicina: tutto questo ho ritrovato e ritrovo nel mondo magnifico degli italiani che ho incontrato e continuerò a incontrare (ora magari nella nuova veste di consiglieri nelle nostre comunità) dal Canada all’Australia, dall’Inghilterra agli Stati Uniti d’America, dalla Germania all’Argentina, dove sarò nuovamente nelle prossime settimane.

E’ un’Italia in cammino, che affratella le generazioni di quelli che giunsero senza scarpe (ed ora alla terza, quarta, quinta generazione vedono i loro figli essere classe dirigente in altri mondi) e quelli della nuova emigrazione italiana, mista e complessa, che somma quelli che partono come un tempo con valige piene di sogni e null’altro, e quelli invece che cercano di far fruttare studi, lauree e capacità in paesi che oggi vanno più veloci del nostro.
Tutti, in qualche modo, esportano il nostro “made in Italy”, che è genialità, capacità, fantasia che altri ci invidiano e non potranno imitare…

L’Italia deve essere conscia del patrimonio che essi rappresentano e deve essere loro vicina con i servizi, la volontà politica, la presenza delle istituzioni all’estero.
Anche tutto questo è politica “estera”, anche questa è “missione internazionale”, che rende più forte il nostro paese nel mondo e regala ai nostri connazionali l’ orgoglio di essere italiani.

twitter@robertomenia

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