Addio a Fiorucci, genio pop della moda italiana

fiorucci fotodi Enrico Filotico

Volendo fare un paragone, Elio Fiorucci è stato tanto importante per la moda italiana quanto Angela Hayes lo è stata nella vita di Lester Burnham. Nella famosa pellicola di fine anni novanta American Beauty, scritto da Alan Ball e diretto da Sam Mendes, la ragazzina bionda interpretata da Mena Suvari rappresenta la rottura con il passato nella vita di un goffo e ormai rassegnato Kevin Spacey. Elio Fiorucci è stato il guru del prodotto stilistico di moda made in Italy, non uno comune ma poeta che con quattro stracci faceva un capolavoro, si definiva così.

Che Fiorucci avrebbe cambiato il modo di fare moda, guardando fuori casa sua non era difficile capirlo. Dedicatosi subito alle correnti artistiche provenineti dall’estero, su tutte quelle angolosassoni, è stato indiscutibilmente uno dei rivoluzionari che ha portato Milano ad essere tra i più luminosi centri di moda d’Europa. Provocatorio ed anticonformista, amante di quei trend importati d’oltre Manica, Fiorucci era di casa lì dove arte ed eccesso si incontravano; frequentatore assiduo negli anni ottanta dei circoli newyorkesi di Andy Warhol e Jean Michel Basquiat ed amico fraterno di Keith Haring, al punto da fargli decorare nel 1999 il suo negozio-museo in Galleria Passarella. Dal 2003, dopo aver venduto il suo storico negozio centro di gravità della “Milano da bere”, si era dedicato al suo nuovo progetto, “Love Therapy”, di cui simbolo erano due nanetti.
Dopo l’eccesso che l’aveva reso il Signore della moda italiana nella New York degli artisti, la scelta era stata di virare su una linea più intima ed introspettiva. Il designer tricolore per eccellenza si è congedato da tutti lo scorso 22 luglio nella chiesa San Carlo di Milano, alla presenza dei grandi personaggi dello showbusiness e dell’economia italiana che lo avevano accompagnato nel corso della sua carrira, Marco Tronchetti Provera con sua moglia Afif Jnifen commossa e provata durante le celebrazioni, con loro il petroliere Massimo Moratti e sua moglie Milly.

Amante del bello, Fiorucci è stato il primo grande “hippie della moda”, arrogante, ha reso i pantaloncini shorts, gli angeli sono diventati seducenti e monopolizzato il centro delle grandi città: nel ‘75 conquista Londra in Kings Road, poi è il turno della grande mela con l’apertura di un Fiorucci Store a New York sulla 59esima Strada. L’atelier di New York è curato dai grandi nomi contemporanei, Ettore Sottsass, Andrea Branzi e Franco Marabelli, mentre Andy Warhol sceglie la vetrina del negozio per il lancio del suo giornale “Interview”. Saluta gli States organizzando l’Opening dello Studio 54, discoteca che diventa mito e riferimento per mondo del jet set. Un iniziatore, come lo aveva descritto il pubblicitario Oliviero Toscani, amico di una vita che al suo ultimo compleanno gli aveva dedicato una poesia di Walt Whitman.

Fiorucci era il più grande tra i Beginners, era con lui che Toscani aveva iniziato ‘Appaiono raramente sulla Terra, solo ad intervalli, E alla Terra sono cari, e al tempo stesso pericolosi. Si mettono a repentaglio, più di chiunque altro, E la gente risponde loro anche se non li conosce. C’è, ogni volta, nel loro fato, qualcosa di inflessibile, Mai conoscono l’oggetto della loro adulazione, né la loro ricompensa, E ogni volta lo stesso inesorabile prezzo dev’essere pagato per la stessa grande occasione. Quanto bene ti voglio amico mio. Ora ti immagino tra i tuoi angioletti’

twitter@EFilotico

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