Quanta Europa c’è nelle destre di ieri e di oggi ? Ora decostruzione

Ue giovaniDi Matteo Zanellato

Oggi le destre in Italia hanno individuato nell’Unione Europea il nemico comune da battere. Le cause sono il trasferimento di sovranità verso Bruxelles e la mancata possibilità di perseguire gli interessi italiani, addirittura contrastati dai partner europei. Se apparentemente sembra una levata di scudi a difesa degli interessi italiani, in realtà siamo di fronte ad una destra che ha perso se stessa.

Il Professor Simone Paoli dell’Università di Padova racconta l’evoluzione delle destre in Europa nella sua opera «Euroright. The Extreme Right in the European Integration Process (1978-1989)» capitolo del libro «European Political Families and Parties and the European Integration. 1945-1992» scritto da G. Orsina e A. Varsori, edito da Peter Lang nel 2014.

Già da prima della seconda guerra mondiale il partito nazionale fascista organizzò diverse riunioni paneuropee, coniando lo slogan «Nuovo Ordine Europeo» si proponeva di costruire un’Europa unita capace di contrapporsi agli americani e all’Unione Sovietica. Nella stesura del manifesto di Verona, «atto costitutivo» della Repubblica Sociale Italiana, l’idea europeista dell’estrema destra italiana si ritrova nell’articolo 8, questo articolo sosteneva che la RSI si sarebbe impegnata a realizzare una Comunità Europea attraverso la federazione di tutte le nazioni che avessero accettato di escludere l’Inghilterra dagli sviluppi europei, che avessero adottato un sistema diverso dal socialismo e dal capitalismo e che avessero voluto valorizzare a beneficio dei popoli europei e africani le risorse naturali africane.

Dopo la seconda guerra mondiale e fino al 1966 furono organizzati diversi convegni per organizzare un movimento di destra a livello europeo; vennero organizzati principalmente da De Marsanich del Movimento Sociale Italiano e da Mosley del British Union Movement, l’altro partito che partecipò sin dall’inizio agli incontri era il francese Rassemblement National Populaire. In questi anni nacquero tre proposte di «eurodestre», il «Movimento sociale Europeo», il «Nuovo Ordine Europeo» e il «Partito Nazionale Europeo». Per il Mse e il Pne, composti dagli stessi partiti (compreso il Msi) l’obiettivo era quello di creare un Europa intergovernativa indipendente dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica e l’unica differenza era sulla “questione inglese”. L’Inghilterra doveva essere esclusa dalla costruzione europea per i primi, inclusa per i secondi. Il Noe invece era un partito composto da forze politiche dell’Europa centrale e aveva una matrice razzista rispetto agli altri due. La sconfitta alle elezioni di Mosley fece abbandonare ogni progetto di eurodestra.

Il nuovo tentativo di costruire una destra a livello europeo fu quello più conosciuto di Almirante nel 1978, con Blas Piñar e Jean-Louis Tixier-Vignancour. Il programma prevedeva il potenziamento del Parlamento europeo e della negoziazione intergovernativa tra gli stati. La vittoria di Jean Marie Le Pen e del Front National trasformò la destra da europeista a non europeista e xenofoba. Il progressivo allontanamento dal Front National e l’evoluzione del sistema politico italiano portò Alleanza Nazionale all’uscita dall’orbita delle estreme destre in Europa, avvicinandosi prima all’area gollista e poi al Ppe, con l’approdo storico nel 2009, dopo la fusione con Forza Italia.

olycom - giorgio almirante - 17 GIUGNO 1976 ROMA, GIORGIO ALMIRANTE CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE CON UN DISCORSO DAVANTI AD UNA GRANDE FOLLA, POLITICO, POLITICA, COMIZIO, MICROFONO, MICROFONI, MSI, MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO, ITALIA, ANNI 70, B/N

La domanda allora è: c’è ancora spazio per i principi sovranisti in questa Europa, senza cadere nella retorica antieuropeista che non appartiene alla cultura italiana? Il filosofo francese Alain De Benoist spiega i limiti di questa europa, che non ha né confini geografici, né una forma politica ben definita e indirizza le destre europee verso una battaglia nuova: secondo il filosofo il problema non è il trasferimento di sovranità verso un nuovo centro, ma da Maastricht si è preferito puntare alla decostruzione dell’Europa, affidando le sue decisioni a agenzie esterne che scavalcano il controllo popolare sulle decisioni prese.

Le destre dovranno quindi agire su quattro errori commessi dai padri fondatori europei: affiancare l’integrazione politica e culturale a quella economica, dotare l’Ue di una Costituzione fatta da un’assemblea costituente, procedere quindi all’integrazione verticale prima che orizzontale e dare un sentimento di appartenenza ai popoli europei. Sogni? Forse, ma se l’Europa non vorrà trasmettere un sogno la sua decostruzione sarà inevitabile. E questo è un compito delle destre europeiste europee.

One thought on “Quanta Europa c’è nelle destre di ieri e di oggi ? Ora decostruzione

  1. Editoriale eccellente e veramente europeista.

    I miei complimenti all’autore che ha dimostrato di avere le idee molto chiare e ha indicato l’unica strada maestra da seguire sia in Europa sia in Italia per una vera Destra.

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