Ecco come costruiamo l’opposizione in Bielorussia: parla Dmitriev

Andrei2Andrej Dmitriev è il neoleader del movimento civile bielorussoGovori pravdu” (Dì la verità) in opposizione al presidente-dittatore Lukachenko. Nato a Minsk nel maggio 1981 è uno dei maggiori capi dell’opposizione in Bielorussia. Recentemente Dmitriev e il movimento da lui diretto hanno intensificato le azioni contro il regime personalistico di Aleksandr Lukašenko per introdurre nel paese principi democratici.

Si è laureato alla EGU (Università umanitaria europea di Minsk), è fondatore della SYMPA (Scuola dei giovani dirigenti dell’amministrazione statale), dal 2001 è iscritto al Partito civile unificato [OGP – “Ob’edinënnaja graždanskaja partija”]; membro del Consiglio politico dell’OGP, negli anni 2007-2010 è stato segretario internazionale del partito. Avendo una cospicua esperienza in numerose campagne politiche in Bielorussia, Russia e Ucraina, in occasione delle elezioni presidenziali del 2010 e del 2015, è stato capo dello stato maggiore elettorale, rispettivamente di Vladimir Nekljaev e Tatjana Korotkevič.

Al momento Dmitriev è alla testa del movimento “Govori pravdu”, fondato nel 2010 dal poeta Vladimir Nekljaev. Il movimento fu inizialmente costituito per raccogliere e diffondere informazioni veritiere sulla situazione nella società e nello stato; in seguito Vladimir Nekljaev dichiarò di voler partecipare alle elezioni presidenziali del 2010 e usò il movimento “Govori pravdu” a fini elettorali.

Una delle prime, clamorose azioni del movimento fu la raccolta di firme per intitolare una delle vie di Minsk a Vasil’ Bykov. Furono raccolte decine di migliaia di firme; ma durante la campagna le forze dell’ordine eseguirono numerose perquisizioni e la maggior parte delle firme fu confiscata, i firmatari furono interrogati dalle autorità inquirenti e arrestati. Anche Andrej Dmitriev fu per alcuni giorni in stato di detenzione.

In questa conversazione parla di tutto, di quanto servano le riforme vere, l’appoggio convinto dell’Ue anche grazie alla facilitazione dei visti e indica il passo che le opposizioni devono fare: dalle grida di piazza passare allo studio dei paper per riforme vere e serie in campo economico.

L’Italia è oggi uno dei principali partner commerciali della Bielorussia che è interessata a stabilire un regime d’ingresso senza visti con l’UE. Quanto sono giustificate queste ambizioni? Se la Bielorussia non riuscisse a ottenere queste facilitazioni quali conseguenze potrebbero esserci nei rapporti con l’Europa?

Per la Bielorussia è estremamente importante stabilire una stretta connessione con l’Ue, tempo fa il governo aprì gli ingressi senza visti per tutti i cittadini europei. Una connessione che entro un anno spero che il governo realizzi nel rispetto dell’Ue. Perché è così importante? Per varie ragioni. Innanzitutto perché la Bielorussia è ancora come un buco nero: per molte persone europee questo paese è un luogo sconosciuto, non sanno se sia in Africa o altrove. Inoltre noi vogliamo che i nostri cittadini siano abilitati a viaggiare per tutta l’Europa, per confrontarsi con la vita e le bellezze dell’Ue. Serve capire il nostro punto di vista, non mi riferisco solo al lavoro o al viaggio in sé: ma sperimentare ciò che si trova in Europa e toccare quelle opportunità di libertà che ci sono. Questo è molto importante, perché parliamo così tanto di diritti umani e di democrazia, ma poi alla gente serve mettere i piedi in quella vita per capirla. Si comprende facilmente perché cerchiamo di andare, di viaggiare, di costruire connessioni intese come lo sviluppo del paese e dei suoi cittadini. Molta gente vorrebbe distruggere la stabilità e la pace sociale nel nostro Paese, altri pensano a come stabilirsi e crearsi una famiglia o avere ciò che non hanno. Vi darò un numero shock: solo il 5% dei Bielorussi dice di essere andati in Europa. Non hanno mai sentito un amico da Svezia, Italia, Spagna o Francia. E’facile quindi dedurre che il restante 95% all’Europa non crede, perché non l’ha mai vista. Quindi è fondamentale rendere l’Europa più vicina e portare più Europa in Bielorussia per motivi economici, di sicurezza e sociali.

Qual è la situazione politica in Bielorussia? C’è realmente uno spazio per l’opposizione?

Non è stato un lavoro facile per l’opposizione democratica in Bielorussia: fino a cinque anni fa non c’era dialogo con le opposizioni. E molta gente veniva arrestata solo per aver pubblicizzato le loro posizioni politiche. Nel 2015 il movimento mi ha nominato capo dello stato maggiore elettorale per il candidato Tatjana Korotkevič. Devo dire che oggi la situazione è leggermente migliorata perché la Bielorussia è aperta al dialogo con l’Ue. E’un chiaro collegamento con gli Stati Uniti e con la nostra capacità di dialogare. Non mi riferisco solo al governo, questo primo passo rappresenta una novità. Mentre dieci anni fa la traccia era una, ora il dialogo è tra due soggetti. Non dimentichiamo che la gente ha una vita diversa rispetto ai governi. Abbiamo detto che l’opposizione dovrebbe essere in grado di dialogare con il governo, e oggi siamo ancorati ai nostri princìpi. Oggi come opposizione siamo riconosciuti, anche se non è stato affatto facile perché eravamo nemici del governo.

Si sono verificati alcuni casi di azioni legali non soltanto verso attivisti del movimento, ma anche nei confronti di vostri simpatizzanti che hanno partecipato alle manifestazioni, hanno firmato le petizioni. I casi più noti risalgono al 2010 e al 2017. È possibile che alcuni episodi non siano giunti a conoscenza dei mezzi d’informazione? Quali casi lei ritiene più gravi?

Circa diecimila persone sono scese in piazza contro un provvedimento del governo che obbliga 400.000 cittadini che hanno lavorato meno di 6 mesi l’anno, perché lo hanno perso, a versare un contributo di 250 dollari, quasi lo stipendio di un mese: la cosiddetta tassa sui parassiti. Sono molto indignato per ciò. Per cui oggi nel Paese avremmo bisogno di più libertà di andare in piazza a protestare. Penso che sia un diritto dei cittadini esprimere la propria idea sulle scelte del governo, è la base democratica su cui costruire una società in un processo pacifico. Due settimane fa alcuni studenti sono stati arrestati e detenuti per 5 giorni solo per aver affisso un manifesto per strada. Spesso le persone che arrivano qui hanno una prospettiva completamente diversa. Ma allo stesso tempo il governo bielorusso vede in modo totalmente diverso la situazione rispetto ai parametri europei. Serve più cooperazione.

Andrei1Come valuta i metodi di lotta del potere con l’opposizione? È in atto la persecuzione di chi non è d’accordo con le posizioni ufficiali? Ci sono casi di licenziamento, di mancata assunzione?

Penso che il governo ancora non abbia capito il ruolo del dialogo e preferisca la reazione. Pensa che sia più facile battere le persone. Mentre invece il dialogo con l’opposizione sarebbe meglio. Non abbiamo costruito la cultura del dialogo politico. In questo momento in Parlamento abbiamo solo due rappresentanti dell’opposizione. Sarebbe più facile se avessimo anche rappresentanti nelle amministrazioni locali. L’anno prossimo avremo molte aspettative per le nuove opposizioni. Ma il governo farà di tutto per buttarci fuori.

La reputazione politica della Bielorussia è piuttosto strana: lo stato fa parte dell’Unione doganale con la Russia, ma cerca di criticarla e le pone anche condizioni. Contemporaneamente, cerca nuovi partner in Europa. Dal suo punto di vista, quale dovrebbe essere la politica economica dello stato? A cosa dovrebbe tendere la Bielorussia nei suoi rapporti con l’Europa?

Secondo me dipendiamo dal mercato russo e siamo nella tana della tigre: ma le proteste globali hanno un perché che dipende da molte ragioni. E’impossibile chiudere alle relazioni con l’Ue. La Bielorussia è un paese europeo e questa è la strada. Ma come possiamo fuggire dalla direzione intrapresa da quella “tigre”? Dobbiamo guardarla negli occhi e dire che è la migliore che abbiamo visto fino ad oggi, oppure procedere step by step? Credo vadano stabilite connessioni progressive per avere garanzie di sicurezza: i bielorussi sono seguiti molto da vicino. Sei tu la democrazia, le tue riforme, il tuo progresso. Questa è una grande questione per i nostri dieci milioni di cittadini. Contrariamente non riusciremo mai a costruire la nostra indipendenza. Credo che in questo momento la Bielorussia, come hai detto prima tu, veda l’amicizia da parte dell’Ue. Ma questo è solo peggio o una cosa su cui fare affidamento?

Come valuta le forze a sua disposizione, sono sufficienti per consentire al movimento “Govori pravdu” di difendere anche in futuro le sue posizioni?

In questo momento per noi è facile dire alla gente cosa accade: dobbiamo inseguire i bisogni della gente e spiegare cosa è meglio per noi. Abbiamo parlato molto di diritti umani e democrazia, ma non basta: ora serve ragionare anche su sicurezza, istruzione, formazione, assistenza sanitaria, riforma dell’acqua e per ottenere più posti di lavoro che al momento non ci sono. Per questo penso che per noi adesso sia il momento migliore per rompere il ghiaccio, rispetto alle difficoltà di cinque anni fa, e produrre un’evoluzione democratica per il nostro Paese.

Tornando al passato, il vostro precedente capo, Nekljaev, Le ha mosso l’accusa diretta di rapporti con il Kgb. Come ha reagito a quest’accusa?

E’un gioco politico molto vecchio: se sei in disaccordo con me allora vuol dire che sei con il Kgb. E’lo stesso risultato del dialogo politico: se la gente vede che abbiamo posizioni diverse può farlo solo con un dialogo franco e non alle spalle. Da sette anni svolgiamo la nostra azione politica e siamo la più giovane forza di opposizione nel Paese in termini di numero di persone. Sappiamo che i bielorussi vogliono vivere qui, ma spesso mi rendo conto che è molto difficile.

Da voi è in corso la campagna “Per cambiamenti pacifici”; in che cosa consiste?

E’nata nel 2015 con Tatjana Korotkevič, la prima candidata donna alle elezioni politiche. L’idea è molto semplice: per la prima volta non abbiamo parlato di rivoluzione, ma di dialogo, di rispetto dell’Ue, di accesso alla politica per tutti i livelli sociali, di soluzioni per i cinque basilari problemi del Paese. Non è una strategia per un solo anno, ma continuiamo in questa campagna step by step: per un cambiamento politico, sociale, culturale, che porti alla nostra indipendenza.

Il potere oggi è sviluppato soltanto Minsk? Non c’è quindi un’economia reale nel paese?

Nel nostro immaginario collettivo la Bielorussia non è solo Minsk. Penso che se si vuol guidare un paese non si può focalizzare tutto solo su una città. Il 20% della popolazione vive a Minsk, ma è il risultato della supercentralizzazione del potere e per questo tutte le risorse vanno a finire in quella città, così è più facile da controllare. Ma sviluppare una nazione significa dare più potere alle comunità dando loro risorse. Penso all’Italia che è un soggetto amico che potrebbe aiutarci a sviluppare le municipalità. Non potrà essere certo Roma, ad esempio, a decidere che colore devono avere le case in Sicilia.

BBHa mai parlato personalmente ad Aleksandr Lukašenko? Ritiene che egli comprenda la necessità di cambiamento e si renda conto che nella società è in crescita il malcontento per il suo “governo”?

Non l’ho mai incontrato. Ma oggi ho letto che l’82% dei bielorussi crede che stiamo andando nella direzione sbagliata e per questo invoca più riforme di natura economica. Il quadro è chiaro: per me la voce dei bielorussi è molto importante. Di ciò Lukašenko si rende conto, ma le ha congelate perché tutte le riforme di cui parliamo non solo sono economiche o politiche, ma riguardano la vita dello Stato e la vita dei cittadini per più libertà, maggiori opportunità e più gioie.

Non è un segreto che la Bielorussia è oggi associata solidamente alla Russia. La Russia e l’Italia sono da molti anni partner amichevoli. Ritiene che la Bielorussia possa godere oggi di un atteggiamento favorevole senza rapporti con la Russia? Per quale motivo?

Penso che la Bielorussia oggi possa sviluppare le sue relazioni, perché la Russia ha tanti problemi interni che crescono, come i prezzi in salita. Mosca ha delle relazioni storiche con l’Ue mentre noi no. Noi siamo l’unico paese che non ha accordi con gli stati membri dell’Ue. Abbiamo bisogno di crearli e per noi sarebbe fondamentale.

Adesso in Russia ci sono le manifestazioni contro Putin: lei pensa che siano possibili le perquisizioni come quelle bielorusse “sulla base delle liste”?

Credo di sì. Le proteste russe sono evidenti: i nostri governi possono procrastinare le cose, ma non potranno far finta di nulla, perché i cittadini hanno ancora potere di acquisto, anche se non so quanto durerà, un anno, tre o cinque. C’è una grande differenza: la gente non vorrebbe vivere nell’Unione Europea, ma vivere dove c’è il rispetto dei diritti umani. Non è un discorso di mera sopravvivenza, ma anche di sviluppo, libertà, insomma di essere se stessi.

Le firme delle petizioni dove è necessario inserire i dati personali possono essere pericolose nei paesi con i regimi totalitari?

I miei amici che mi chiamano dall’Europa mi chiedono se il mio telefono sia controllato o se qualcuno legga le mie e-mail. Puoi immaginare cosa significhi quando parli al telefono: ormai non è come quando parli da solo con tua moglie, maggiormente in uno stato come la Bielorussia. Lo spazio della privacy è molto limitato ed è facile per lo Stato interferire in questo perimetro e non lo rispetta.

Che cosa raccomanderebbe ai cittadini di questi paesi? Partecipare nelle iniziative del genere o no?

Io di sicuro dico che la partecipazione rende più forti. Noi però possiamo scegliere come partecipare: se in un modo pericoloso o più sicuro. Credo che il governo non si aspetti che i cittadini si dedichino alla politica e al proprio futuro lasciando le proprie vite, ma preferiscono spendere il proprio tempo al supermarket. Penso che le società dovrebbero prendersi le proprie responsabilità e partecipare alle elezioni, candidarsi come volontari e come osservatori, prendere parte ad azioni locali: non devono pensare che sia tutto inutile perché non è la verità. E partecipando lo renderanno vero.

twitter@PrimadiTuttoIta

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