Polemicamente: pasta e vino, come esportarli (per davvero)?

Di Francesco De Palo

Che il turismo enologico e le attività rivolte ad implementare il brand italiano relativo al settore agroalimentare fossero il jolly da giocare per il nostro Paese, lo scriviamo da tempo e le aziende che hanno capito quanto può dare quel tesoro sono già avanti (mentalmente, prima che materialmente).

Ma oggi per fortuna (e per audacia) è stato fatto un passo in più: è nata la prima guida per esportare il Made in Italy nel mondo dedicata a piccoli e grandi produttori e imprenditori. Una sorta di decalogo ad appannaggio di tutte quelle aziende che non hanno la forza e la possibilità di investire in marketing, e che quindi partono già con un handicap specifico nonostante dispongano della buona materia prima.

Ma grazie al volume ‘Marketing dei Prodotti Enogastronomici all’Estero’ curato da Slawka G. Scarso, Luciana Squadrilli e Rita Lauretti la musica è cambiata. Finalmente un’iniziativa diretta a fare rete, capace cioè di intercettare i bisogni delle aziende per creare una squadra e quindi gettare le basi per fare più pil.

Lecito chiedersi: come mai la politica fino ad oggi non ci ha mai pensato?

twitter@PrimadiTuttoIta

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