Luci e ombre del governo: e se il jolly fosse un ritorno a destra?

Di Roberto Menia

Non sappiamo quanto e come l’attuale governo gialloverde andrà avanti nel suo cammino. Se ha un merito indubbio è quello di aver posto uno stop agli sbarchi e all’invasione di migranti da ogni dove a casa nostra e di aver ripristinato le regole sul tema. Solidarietà sì, ma diritto anche a regolare i flussi, ad accogliere chi ne ha bisogno e diritto davvero, a respingere chi non ne ha o si comporta male.

Lo diciamo qui, su queste colonne che sono rivolte proprio a quel mondo di italiani all’estero – i figli della nostra emigrazione – che ha combattuto per vivere altrove, lavorare altrove, studiare altrove, costruirsi un futuro altrove: sono loro i primi a dire che le nostre città spesso sono divenute irriconoscibili e così non era possibile continuare.

Sotto altri fronti, però, questo governo non ha altrettanto ben figurato e lascia aperti enormi punti interrogativi: stiamo parlando della ripresa economica che non solo non parte, ma sembra anzi procedere col passo del gambero, visto che i dati parlano di recessione; stiamo parlando dei grandi temi dell’infrastrutturazione, dove sembra prevalere la voglia di bloccare tutto anzichè avanzare e competere, come avviene sulla Tav; stiamo parlando di inziative assistenzialiste, quali il reddito di cittadinanza, incomprensibili per chi crede nel valore del lavoro e della competenza: e, a proposito di competenza, le figuracce di taluni rappresentanti istituzionali di fede grillina la dicono lunga…

Quello che invece politicamente è impossibile non notare, è come il centrodestra, pur rimodulato dopo l’esplosione di Salvini che ha fatto della Lega un partito nazionale e non più solo nordista, abbia vinto unito tutte le ultime sette elezioni di fila. E’ accaduto ora anche in Basilicata, da sempre feudo della sinistra.

Ovunque dimezzano i Cinque stelle e arranca il Partito Democratico, mentre il centrodestra nell’edizione Lega/Forza Italia/ Fratelli d’Italia va sempre ampiamente oltre il 40% .Che succederà dopo le Europee se, come immaginiamo, questi dati si ripeteranno e magari in maniera ancor più trionfale per il centrodestra?

Salvini continua a dire che il suo orizzonte è un governo di legislatura e non accadrà nulla, ma i più accorti diffidano anche perché, ultimamente, il suo è un continuo pizzicare e prendere le distanze dall’alleato grillino..

Anche noi, sinceramente, sospettiamo che molto potrebbe cambiare dopo il voto di fine maggio. In Europa si saranno ridisegnate le gerarchie tra i gruppi continentali ed è facile prevedere un vasto allargamento del fronte sovranista (a scapito di popolari e socialisti) che contesta gli attuali reggitori delle politiche economiche, finanziarie, migratorie dell’Ue; in Italia potrebbe valer la pena di chiudere l’esperienza gialloverde e rimettere il centrodestra alla guida del paese.

In altra parte del nostro giornale ci occupiamo del dibattito sulla riforma del Parlamento, della riduzione dei seggi e dello spazio che gli eletti all’estero avrebbero in questo nuovo quadro: anche per questo ci sentiremmo più garantiti da un ritorno di un governo a destra, rispettoso di quell’eredità che Mirko Tremaglia ha lasciato all’Italia e agli italiani.

twitter@robertomenia

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