Il fondo: foibe ed esuli, il racconto per la verità storica

Di Roberto Menia

Dopo la legge che ha fatto nascere il Giorno del Ricordo, mi sono chiesto cosa potessi fare di più, al fine di dare giustizia a migliaia di infoibati e di esuli istriani e dalmati. E senza la presunzione di essere uno storico ho iniziato io a raccogliere testimonianze

Ormai non c’è quasi più nessuno tra quelli che subirono 75 anni or sono la violenza cieca delle foibe, col loro carico di morti senza croce; e pochi ormai sono anche quelli che negli anni seguenti dettero vita ad un esodo biblico di 350.000 persone, che fu un plebiscito di italianità e libertà.

Esuli che si sparsero in 117 campi profughi in Italia, da Trieste a Termini Imerese, da Altamura a Laterina, e finirono poi magari nelle lontane Americhe o nella ancor più lontana Australia.

Oggi tocca ai loro figli, e io sono uno di questi, conservare quel che loro è stato donato, ridare agli italiani, tutti gli italiani, la memoria di quella tragedia incompresa, ricucire i fili strappati della storia.

Oltre l’Adriatico restano le pietre, le arene ed i leoni di San Marco a testimoniare la nostra italianità antica e mi piace, anche in Toscana, ricordare Padre Dante che cantava nell’Inferno “sì come a Pola, presso del Carnaro ch’Italia chiude e i suoi termini bagna”…

Convenienze politiche di ordine interno e internazionale indussero a cancellare dalla coscienza e dalla conoscenza degli italiani questa grande tragedia nazionale, che non poteva restare una sorta di memoria privata confinata lassù alla frontiera orientale e nelle nostre famiglie. Oggi, e questa giornata ne è la prova, l’Italia si riconcilia e riconosce nella sua compiutezza il valore della grande prova che i giuliani dalmati seppero offrire.

Con il libro “10 febbraio, dalle foibe all’esodo” (I Libri del Borghese) ho voluto dare finalmente una narrazione a braccia e volti che chiedevano solo il diritto di essere italiani. Ma le foibe sono state una tragedia per troppi anni celata, per ipocrisia, convenienza politica e fanatismo ideologico che hanno fatto calare un silenzio, lugubre e colpevole. Per questa ragione credo che i rigurgiti di negazionismo vadano condannati, se e senza ma. Dopo le foibe l’esodo: questo libro vuole raccontare ai più giovani una tragedia italiana che per troppi anni è stata oscurata.

Le foibe sono state una tragedia per troppi anni celata. I motivi? Ipocrisia, convenienza politica e fanatismo ideologico non hanno consentito di aprire uno squarcio in silenzi lunghi decenni. Proprio per dare continuità a quell’atto normativo, che innanzitutto è un atto di amore verso la verità storica, ho voluto scrivere questo libro. Le foibe sono state una tragedia avvolta in una nebbia appiccicosa e l’esodo ha avuto una continuità, tragica e silenziata, con il regime titino e con l’appoggio dei comunisti italiani. Per me ha rappresentato anche il riconoscimento per il popolo dell’esodo che aveva sofferto nel nome della sua italianità. Di fronte a questo non c’è negazionismo che tenga.

Questo libro intende, come nella costruzione di un palazzo, rimettere a posto i tasselli corretti nelle fondamenta culturali e storiche dell’Italia. Penso ad una narrazione fatta di episodi e uomini spesso sconosciuti, con l’affresco, magico e tremendamente reale, di terre perdute e d’italiani magnifici: apunto gli eroi, i martiri, i patrioti e gli esuli. Tutti nostri fratelli, accomunati però da un triste destino, che finalmente può essere portato a conoscenza di cittadini, elettori e anche di quei giovani che troppo spesso faticano a decrittare questi grandi curvoni della storia perché qualcuno glielo ha nascosto per troppo tempo.

twitter@robertomenia

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