Kobe Bryant e l’Italia, un amore che non finirà mai

Di Gianni Meffe

Quando nel 2018 Kobe Bryant vinse l’Oscar per il Miglior cortometraggio animato con “Dear Basketball”, diretto da Glen Keane e basato sulla lettera con cui annunciava il suo ritiro (pubblicata nel novembre 2015 su “The Players Tribune”) dal palco del Dolby Theatre ringraziò la moglie e le figlie in italiano. Se in un momento così importante e ricco di emozioni scegli di utilizzare un’altra lingua per esprimere al meglio quello che di più importante esiste per te non ci troviamo di fronte ad un aspetto puramente linguistico ma a qualcosa di molto più profondo.

Kobe Bryant aveva scelto l’italiano perché per lui alcuni sentimenti e alcune emozioni solo la nostra lingua li può descrivere, una convinzione figlia di un legame mai interrotto con quella nazione dove era cresciuto e dove aveva costruito quei sogni che poi ha inseguito e realizzato. Un Paese che gli aveva trasmesso quella magia e quel concetto di perfezione artistica che esistono solo in Italia, elementi che gli hanno permesso di rendere unico il suo talento e di non accontentarsi di essere “soltanto” uno dei più forti giocatori di sempre del NBA ma di diventare un vero e proprio maestro della sua arte. 
Kobe Bryant è stato un’artista con il cuore italiano, come amava ripetere in ogni occasione, e lo sarà sempre. Uno sportivo che ha sempre lavorato sodo per migliorarsi, perché per lui non esisteva l’idea di “potersi accontentare”, nemmeno quando si era arrivati nell’olimpo dei cestisti.

Kobe Bryant era un esempio di uomo e di sportivo, motivi per cui mi auguro che Pistoia, Rieti, Reggio Calabria e Reggio nell’Emilia, le città in cui ha vissuto negli anni italiani, che ricordava sempre con piacere ed emozione, decidano di concedergli la cittadinanza onoraria. Reggio Emilia ha già annunciato che sarà intitolata alla memoria di Kobe Bryant la piazza adiacente la sua abitazione reggiana ma credo che il suo sentirsi italiano, che ha vissuto le varie latitudini dello stivale, meriti una “certificazione” ufficiale a perenne memoria del fatto che a distanza di millenni vige ancora quell’idea di “Civis Romanus sum”, che Bryant aveva tradotto nel suo “ho il cuore italiano”, che al di là del luogo di nascita fa sì che l’Italia sia di tutti coloro che la amano e la rispettano.

A Kobe va un enorme grazie, perché il suo cuore italiano ci ha ricordato quanto sia speciale il nostro Paese, un luogo unico che dovremmo imparare a vedere più spesso con quei occhi e con quel cuore con cui lui ha sempre guardato l’Italia, a cui ha voluto legare anche il suo futuro, con la scelta dei nomi che parlavano d’Italia per i suoi amati figli, a partire da Gianna Maria-Onore, che l’ha accompagnato in questo nuovo viaggio, che non lo porta più lontano da noi ma più in alto di tutti noi, come sempre e ancora una volta prima di tutti.

Ciao Kobe, non era solo il tuo cuore ad essere italiano, sei stato e resterai per sempre un grande italiano.

“Non vive ei forse anche sotterra, quando

gli sarà muta l’armonia del giorno,

se può destarla con soavi cure

nella mente de’ suoi? Celeste è questa

corrispondenza d’amorosi sensi,

celeste dote è negli umani …”

Dei Sepolcri di Ugo Foscolo

KOBE E L’ITALIA

Kobe Bryant (Filadelfia, 23 agosto 1978 – Calabasas, 26 gennaio 2020) ha vissuto in Italia dai 6 ai 13 anni, seguendo il padre, Joe Bryant, cestista come lui che aveva deciso di trasferirsi a giocare in Europa.

Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio nell’Emilia sono state le città dove ha vissuto, si è formato ed ha imparato ad amare il nostro Paese. Kobe Bryant parla correttamente l’italiano e non ha mai perso occasione di ribadire di avere “un cuore italiano”, ricordando con estremo piacere il periodo italiano che gli ha permesso di avere una base fondamentale, sia umana che tecnica, per diventare una delle legende del Basket e dello sport in generale.

I legami più forti del periodo italiano, anche in termini di amicizie, sono con Reggio nell’Emilia, dove ha vissuto la fase preadolescenziale e dove ha quindi stretto alcune amicizie che non si sono mai sciolte, nonostante la distanza e la sua carriera straordinaria, ma non mancano ricordi ed aneddoti su quel ragazzo vivace che amava la palla da basket e giocava ovunque.

Un amore per l’Italia che ha trovato, qualora ce ne fosse stato bisogno, nella scelta dei nomi delle sue quattro figlie: Natalia Diamante, nata il 19 gennaio 2003, Gianna Maria-Onore, nata il 1º maggio 2006 e deceduta il 26 gennaio 2020, nello stesso incidente che ha coinvolto il padre, Bianka Bella, nata il 5 dicembre 2016, e Capri, nata meno di un anno fa, il 20 giugno 2019.

Il rapporto speciale di Kobe Bryant con l’Italia è stato raccontato anche dal giornalista Andrea Barocci, nel suo libro “Un italiano di nome Kobe” ed è testimoniato dalle interviste rilasciate ai media italiani e di tutto il mondo e dalle sue frequenti vacanze in Italia.

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