Chi sono i nuovi Efialte dell’Italia? Risponde Delmastro

di Raffaele de Pace

Chi sono i nuovi Efialte d’Italia? Il nome cerchiato in rosso da Andrea Delmastro, parlamentare di Fdi e responsabile del dipartimento esteri del partito di Giorgia Meloni, è quello del ministro degli esteri Luigi Di Maio. In questa conversazione con PrimadiTuttoItaliani Delmastro analizza tutti gli errori del capo della Farnesina in Libia, Turchia e Mediterraneo: dossier uniti dal comun denominatore dei rapporti pericolosi intrattenuti da Di Maio con la Cina.

Nel nuovo governo Draghi si aspettava una discontinuità alla Farnesina?

Direi che se l’aspettavano tutti: il cosiddetto governo dei migliori tanto atteso, se ha come tridente d’attacco Di Maio-Lamorgese-Speranza ha già finito la luna di miele con gli italiani. Di Maio è quello secondo cui nella legge di bilancio c’erano 5,6 miliardi per la cooperazione internazionale e solo 3,8 per liquidità diretta per le imprese che lui, con il suo governo, ha chiuso per decreto. Secondo Di Maio, Erdogan dovrebbe entrare in Europa, non capendo che in Italia invece sta entrando proprio il presidente turco con masse di disperati partiti dalla Libia, dopo aver trasformato quel paese in giardino di casa propria con un disegno neo ottomano. Ancora, Di Maio non ha detto una parola quando il nano Erdogan, trasformato in Sultano dai contributi europei per la pre-adesione all’Ue, invadeva una nazione come Cipro che è stato membro. Aggiungo che il ministro Lamorgese è la stessa che ha annunciato i droni per 70mila poliziotti che dovevano presidiare gli italiani mentre nelle stesse settimane triplicavano gli sbarchi. Speranza studia codici ateco lunari per chiudere le imprese anziché attuare protocolli di sicurezza. Insomma, se questa è la fotografia del tridente d’attacco, non io, che milito nell’unico partito di opposizione, era ovvio che l’intero paese si aspettasse una discontinuità.

L’Italia è di fatto stata superata dalla Turchia in Libia: con quali conseguenze?

Le conseguenze sono clamorose, in primis sotto il profilo della sicurezza nazionale. Tutte le relazioni dei servizi convergono sul fatto che su quei barconi ci sono anche terroristi islamici, che vengono selezionati oggi da un uomo che con il terrorisno islamico ha rapporti da tempo e che alimenta ormai uno scontro di civiltà con l’Italia, l’Europa e l’occidente. Non dimentichiamo l’invito di Erdogan ai turchi per fare cinque figlia a famiglia, o lo stupro ad Aghia Sophia trasformata in moschea, o la sua sfida alla comunità internazionale mandando a Cipro le fregate militari che scortano la nave Yavuz a caccia di gas nella zona economica esclusiva cipriota, che fino a prova contraria è uno stato membro Ue. Anche in Libia Eni resiste solo per proprie capacità, nonostante l’assoluta latitanza di Di Maio. Aggiungo che tutto ciò viene fatto da Erdogan sicuramente per mettere una solida ipoteca sul gasdotto Eastmed, dopo aver ridisegnato con i libici di Al-Serraj i propri confini marittimi che comprometteranno il nuovo progetto che ha una particolarità.

Quale?

Poyrebbe far diventare l’Italia gas-hub essenziale per tutta l’Europa. Un progetto che, molto probabilmente, Di Maio ha solo sentito vagamente nominare, mentre nella testa di Erdogan è ben chiaro e quindi sta fecendo il proprio interesse nazionale.

L’irrilevanza italiana nel Mediterraneo è stata in qualche modo compensata da vantaggi in Cina?

L’improvvida sottoscrizione della Via della Seta, mossa di matrice grillina, è stata un clamoroso fallimento: un atto di sottomissione al dragone. Sono stati gli Efialte della nostra civiltà, consentendo alla Cina di invadere il mercato europeo tramite strutture logistiche. Nei deliri grillini noi avremmo avuto come ricompensa un aumento dell’export in Cina, ignorando che già la Cina ci saccheggia il mercato interno per il 70%. Nel 2020 invece è aumentato l’export cinese verso l’Italia ma al contempo è diminuito l’export italiano verso la Cina. Un bell’affare davvero.

Pechino potrebbe inglomerare anche Iveco, dopo i cantieri navali Ferretti. I nostri interessi nazionali sono a rischio?

Occorre difendere la nostra industria, ma prima serve un piano industriale. E’ questo il portato di coloro che si arrendono al declino governando la settima potenza mondiale, nonché seconda potenza manifatturiera europea, a suon di redditi di cittadinanza e bonus, oppure chiudendo le imprese pensando che sia sufficiente la cassa integrazione. Ciò dà l’idea di persone che non escono dal guado. La liason con la Cina è pericolosissima e l’atlantista Draghi bene avrebbe fatto a immaginare agli esteri una discontinuità con chi ha avuto e ha rapporti inaccettabili con Pechino.

twitter@PrimadiTuttoIta

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