Il fondo – elezioni Comites, per una nuova primavera tricolore

di Roberto Menia

Tutto confermato. Il 3 dicembre si vota per rinnovare i Comites, i parlamentini che rappresentano le comunità italiane nelle diverse circoscrizioni consolari. Le premesse non sono confortanti. L’ultima volta si votò nel 2015 con la partecipazione del 3% degli aventi diritto e questo grazie alla cervellotica norma introdotto dall’allora governo Renzi che richiese la preventiva dichiarazione di registrazione al voto dei connazionali che intendevano partecipare allo stesso. Passati quasi sette anni (anziché i cinque di legge) si ritorna a votare così, mentre nulla si è fatto in tutto questo tempo a proposito della doverosa riforma degli organi rappresentativi degli italiani all’estero, da tutti richiesta, ma da nessuno attuata.

Il CGIE ci ha pure provato, ha inviato la sua proposta al parlamento e in tutte le sedi ma nulla è cambiato. Da ultimo, anzi, lo stesso CGIE si era reso fautore di una richiesta di rinvio motivata dalle condizioni di difficoltà di accesso al voto derivanti dalla pandemia del covid (in questo momento soprattutto in America latina, ma anche in Australia c’è un pesante lock down) e dall’auspicio che il Parlamento procedesse in breve sulle riforme.

In realtà, pur se visibile solo agli addetti ai lavori, si è consumata sulla vicenda una lotta fratricida all’interno della stessa sinistra.

Per capirci, l’attuale CGIE è una specie di Soviet, monopolizzato com’è dalla sinistra, ma non tutti i cantanti del coro left cantano lo stesso spartito: il presidente del CGIE, Schiavone, che sosteneva – come detto – la proposta di un rinvio, tanto da esporre il presidente della commissione Esteri del Senato, Fassino sulla posizione del rinvio del voto, è stato sbugiardato dai suoi ed accusato di essere interessato a prorogare a suo vantaggio organi già scaduti. Il tentativo di far votare in Parlamento il rinvio è naufragato mentre la Farnesina ha voluto dettare tempi e regole, imponendo nuovamente l’assurda (e antidemocratica a parere di chi scrive) norma della preventiva iscrizione al voto: intanto il ministro Di Maio aveva il coraggio di mettere per iscritto a Schiavone di non trovare il tempo di un incontro col CGIE (neppure in videoconferenza) “a causa di pregressi impegni istituzionali”: immaginiamo fossero quelli sulla spiaggia in mutande, come avvenuto nelle ore in cui avveniva la conquista di Kabul da parte dei talebani.

Poi qualcuno alla Farnesina ha avuto qualche ripensamento e, di fronte alla probabilità che in diverse circoscrizioni consolari neppure si presentassero le liste, vista l’emergenza covid e la stanchezza degli stessi connazionali, il Governo è intervenuto con un decreto legge che ha dimezzato il numero di firme da presentare a sostegno delle liste di candidati e soprattutto ha tolto di mezzo le autentiche delle stesse (ora basta la copia di un documento).

In qualche modo, insomma, una pezza è stata messa, ma saremo facili profeti a prevedere che anche queste elezioni troveranno un bassissimo numero di partecipanti e ciò non gioverà certo all’autorevolezza, alla rappresentatività ed al prestigio dei nuovi Comites.

Ciò detto, non lasceremo certo il campo ed anzi ci impegneremo in ogni continente per essere presenti con le nostre liste ed i nostri candidati: andremo dal vecchio e glorioso Ctim alle Liste civiche tricolori, dai progetti paese ad unioni di coalizione e certamente dopo questa tornata saremo più presenti di prima. Oggi siamo più organizzati, più radicati, più competitivi.

Sarà pure autunno ma noi vogliamo credere che per gli italiani nel mondo possa aprirsi una nuova primavera tricolore.

@robertomenia

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