Cosa lascia in eredità e cosa è cambiato nel mondo degli Italiani all’estero

di Vincenzo Arcobelli

Non è retorica né banalità affermare che oggi si sente sempre di più la mancanza nel mondo politico istituzionale, nella rappresentanza e nell’associazionismo, del Padre del voto degli Italiani all’estero e fondatore del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia. 

Non è facile descriverne la storia e l’operato esemplare in una breve testimonianza: la visione e la consapevolezza che ebbe degli Italiani di oltre confine ponendoli al centro dell’attenzione in quanto espressione di ricchezza per la nostra Nazione, fu davvero unica. 

Personalmente sento la responsabilità di perpetuarne l’eredità – nel senso di missione ed operatività – attraverso la mia funzione di Presidente del Comitato Tricolore, ma è anche, in qualche modo, rendere ancora vivo quel rapporto di amicizia e di collaborazione vissuto fino all’ultimo giorno: momenti indimenticabili, dalle sue visite a New York, Chicago, Detroit, alle mie visite famigliari nella Città dei Mille e a San Pellegrino con la sua amata Ita. 

Mirko Tremaglia fu un uomo forte e coraggioso, ma anche molto sensibile, portatore dei sani principi del rispetto reciproco e della dignità.

Sono quei valori che personalmente e con tutti i delegati, gli iscritti e simpatizzanti del CTIM, voglio portare ricordando e mantenendo viva la sua opera: iniziative come l’elaborazione dei diritti dei lavoratori italiani nel mondo, la predisposizione delle proposte di legge costituenti il pacchetto emigrazione, l’Aire, la giornata dell’8 agosto dedicata al sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo, i vari convegni, le conferenze dedicate agli artisti, agli imprenditori, ai missionari, ai ricercatori, ai ristoratori di oltre confine, una strategia per confermare la grande risorsa della diaspora tricolore ed il sostegno all’internazionalizzazione del made in Italy, della scienza, della lingua e cultura in una realtà’ che oggi e’ sempre più globalizzata, pur mantenendo vive le origini e l’identità come fattore di arricchimento e di Italianità, e questo grazie anche all’attivismo dell’Associazionismo.

Da Rappresentante al Consiglio Generale degli Italiani all’estero, eletto negli Stati Uniti d’America, ho potuto constatare di come, sia la rappresentanza di base dei Comites, del CGIE e dei Parlamentari della circoscrizione Estero, e’ indebolita rispetto al passato, e dopo aver conquistato obiettivi con tenacia e perseveranza oggi è al capolinea. Vedere in proposito la drastica riduzione dei Parlamentari eletti all’estero, in controtendenza i connazionali che risiedono all’estero, e che soprattutto negli ultimi 10 anni sono aumentati raggiungendo più di 6 milioni iscritti all’Aire. 

Si è perso inoltre l’entusiasmo di partecipazione alle competizioni elettorali a livello comunitario di base, con la più bassa percentuale storica da quando gli Italiani all’estero sono chiamati a votare. 

Di chi e’ la responsabilità? Probabilmente del sistema farraginoso e complicato che l’amministrazione ha messo a disposizione degli elettori, così come il metodo dell’opzione inversa, e quindi della registrazione dei singoli elettori, i quali non hanno voluto adeguarsi ad un sistema di voto che doveva essere posto in modo più’ semplicistico e dando a tutti la possibilità di poter votare. 

La nuova composizione numerica dei Rappresentanti al CGIE in seno alle commissioni Continentali vede potenziare l’Europa e il SudAmerica a discapito della Commissione Anglofona dei Paesi Extra Europei che da 5 Consiglieri passerà a 4 e cancellando di fatto la rappresentanza del continente Africano ( con il Sud Africa). 

E’ questo un CGIE indebolito e che non avrebbe piu’ motivo di esistere se non si cambia, e presto, la mentalità a livello gestionale che ne ha fatto ormai un “organo ausiliario della sinistra”; nei fatti poi, nella maggior parte dei casi dell’ultima legislatura, esso ha proceduto con azioni e atti di parte, con un presidente politico distratto e distaccato dalle problematiche delle comunità all’estero. 

Abbiamo sperato che i parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, a cui inizialmente l’intero Consiglio si affidava con fiducia per l’attuazione delle riforme necessarie ad un cambiamento sostanziale degli Organismi di Rappresentanza, ma anche sotto questo profilo abbiamo provato una cocente delusione.

Delusione assoluta anche per chi nei diversi ultimi governi ha avuto la delega per gli italiani nel mondo, riconfermata sfortunatamente dall’attuale rappresentante in carica. Negli ultimi anni abbiamo assistito a passerelle e tante belle parole da parte di Rappresentanti istituzionali e politici che ahimè non hanno avuto seguito. Mirko non avrebbe mai accettato questo tipo di comportamento, e si sarebbe fatto sentire in tutte le sedi. 

Personalmente credo di poter dire che si evidenzi oggi la totale responsabilita` di una politica miope agli interessi nazionali ed internazionali, l’incompetenza di molti parlamentari eletti all’estero e disinteresse da parte di quei partiti che oggi rappresentano la maggior parte del parlamento e governano la Nazione.

E poi rimane l’incognita del voto per le elezioni politiche, e la riforma elettorale (se ci sara’). Il senso della legge Tremaglia fu già stravolto nel 2017 con il Rosatellum e l’emendamento Lupi che introdusse la candidabilita’ all’estero dei residenti in Italia( e non viceversa), e la non candidabilità di chi ha ricoperto cariche politiche ed istituzionali all’estero. Il voto degli Italiani all’ estero deve essere messo in sicurezza e deve essere segreto. Il voto per corrispondenza, viste le ultime vicissitudini relative a brogli elettorali, desta più di qualche perplessità in merito, tuttavia penso che tutti i cittadini devono avere il diritto /dovere di votare e devono essere messi in condizione di farlo secondo la costituzione. 

Sono state presentate delle proposte di legge intese ad inserire la procedura elettorale con il voto elettronico. Potrebbe essere una buona soluzione se eseguita in modo più semplificato possibile, rispettando il principio di segretezza. La sperimentazione del voto elettronico attuato nelle ultime elezioni dei Comites ha purtroppo confermato delle complicazioni per la registrazione on line a causa dell’ottenimento dello SPID, e farebbe diminuire sensibilmente il numero degli elettori, escludendo la maggior parte dell’elettorato per i prossimi 15 anni costituito dalla vecchia emigrazione. Quindi una soluzione potrebbe essere quella utilizzare i due sistemi, quello del voto per posta (con l’invio un codice per elettore), con gli scrutini presso le Ambasciate, fino a quando il voto elettronico passi il dovuto rodaggio. 

Qualunque sia la soluzione, il voto all’estero va preservato come diritto dei connazionali e come eredità della missione di Tremaglia: è lontano il ricordo dei suoi treni tricolori, ma lo sventolio di quelle bandiere da ogni finestrino è un’immagine che resta, una sorta di flash che non passa, è l’incoraggiamento a tutti noi a non mollare e continuare quel cammino nel solco del suo insegnamento. 

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