Crisi energetica, tutte le richieste di Confesercenti al governo

Di Vittorio Casali De Rosa

La crisi energetica in corso impone la necessità di una politica nazionale in grado di garantire la continuità di approvvigionamento al sistema Italia, anche per metterlo al riparo dalle tensioni internazionali. Con questo monito si è aperto lunedì 20 Giugno il convegno dal titolo “Sicurezza energetica nazionale” promosso da Confesercenti nell’auditorium della sua sede di Via Nazionale a Roma. Aperto da un’introduzione di Alessio Pellegrino, l’incontro ha trattato i temi del caro energia per imprese e famiglie, il nodo delle accise, la sicurezza energetica, la diversificazione delle forniture di gas e la questione dell’energia nucleare a 35 anni dal primo referendum.

Vittorio Messina, vicepresidente nazionale di Confesercenti, ha messo in guardia i presenti su alcune controversie del funzionamento del mercato europeo del gas.

Se infatti i dati Istat misurano per l’Italia un aumento del prezzo all’importazione del gas del 150%, la variazione del prezzo trattato sulla piazza Ttf (il mercato di riferimento per lo scambio di gas naturale) è di gran lunga superiore, avendo oltrepassato il 500%. Facile dunque comprendere come l’estrema volatilità di questo mercato spinga al rialzo il prezzo delle bollette per famiglie ed imprese. Nuove strategie per l’Italia sono state promosse dal Presidente del Copasir Adolfo Urso.

Parlando di un contesto geopolitico mutato dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Senatore ha anche ricordato il monito che il Copasir aveva lanciato nella sua relazione sulla sicurezza energetica approvata il 14 gennaio scorso. Urso ha ribadito l’importanza di liberarsi dalla dipendenza da Paesi che utilizzano l’energia come arma politica, e per far questo occorrerà raddoppiare la produzione nazionale di gas dagli attuali giacimenti e pensare a nuove trivellazioni.

Parlando di Russia il Presidente del Copasir ha anche ricordato come quest’ultima abbia timore di una transizione energetica che veda l’Europa non più dipendente dalle sue forniture di gas. Per quanto riguarda il capitolo diversificazione, Alon Simhayoff, viceambasciatore di Israele in Italia, ha ripercorso il progresso fatto dal suo Paese in campo energetico a partire dagli anni ’70, aggiungendo che Israele può diventare non solo un fornitore per l’Italia, ma anche un partner energetico con cui investire in ricerca e sviluppo. Anche in seguito alla recente visita del Presidente Draghi in Israele, sul tavolo ci sono riflessioni su diverse ipotesi per far arrivare il gas israeliano in Europa e in Italia.

Roma e Tel Aviv già collaborano sulle rinnovabili e ci sono tutti i presupposti per iniziare a collaborare anche sul gas naturale. Per differenziare le fonti poi, Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione italiana Nucleare, ha invitato a ripensare scelte fatte 35 anni fa con il referendum sul nucleare. Nel sottolineare l’importanza di diversificare le fonti, Minopoli ha spiegato come il mix energetico sia l’unico in grado di garantire sicurezza e stabilità ai paesi. Il nucleare non è l’energia del passato, come spesso si sente dire, ma è l’energia del futuro, soprattutto per la centralità dell’elettricità tra le fonti di energia.

Per comprendere questo, infatti, è necessario ricordare che il nucleare garantisce continuità nelle forniture. Per Minopoli occorre fare studi seri sul tema e valutare il costo di una scelta di non ritorno al nucleare. È il no di 35 anni fa al nucleare, ha chiosato Minopoli, che ci ha reso dipendenti in termini energetici da paesi non sicuri. (Foto: twitter)

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