Qui faros / Perché la geopolitica del gas è il nuovo made in Italy da difendere (e promuovere)

di Fedra Maria

Non ci sono soltanto, anche se già gravi, le mire cinesi sul porto di Trieste o sui cantieri Ferretti a Taranto a preoccupare analisti e di oggi e governo di domani. Ma la consapevolezza che le attenzioni di Pechino sul made in Italy, inteso anche come frutto di un nuovo e ampio interesse nazionale, potrebbero rivelarsi più pericolose del previsto. 

La Cina pagherà in rubli e yuan il gas russo anche per puntare alla de-dollarizzazione del mondo: è questa un’altra leva geopolitica che impatta in maniera chirurgica sui destini di Europa ed Italia. I paradigmi commerciali e geopolitici stanno mutando rapidamente: accanto alla difesa ed alla promozione del made in Italy, inteso come quell’universo di prodotti italiani nei settore della moda, dell’agroalimentare, dei manufatti c’è un altro aspetto strategico: made in Italy oggi è anche geopolitica delle relazioni, è influenza italiana nel Mediterraneo, è esportazione di relazioni, è dossier energetico. Le scoperte di Eni a Cipro dimostrano, una volta di più, tutte le nostre potenzialità.

Sottovalutare in questo senso le mosse del dragone nella macro area del mare nostrum che va dai Balcani allo stretto di Gibilterra, con l’Italia nel mezzo, equivale a prestare il fianco a possibili (e probabili) disavventure, con conseguenze gravissime da tutti i punti di vista. 

In questo senso va letta la decisione cinese di pagare in rubli e yuan il gas russo: quali effetti ci potrebbero essere sugli equilibri energetici nel Mediterraneo? Il tutto è per caso legato al fatto che l’Iran sta ammiccando all’Europa alla voce gas per incunearsi nella criticità della crisi energetica?

E quali riverberi si realizzerebbero sui grandi soggetti impegnati non solo nella ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo, ma anche nella loro confluenza infrastrutturale verso i paesi di prima prossimità?

Il tema della possibile pax energetica nel bacino di acque e di paesi che si trovano dinanzi all’Italia è strategico per il prossimo ventennio e va affrontato con lungimiranza e progettualità. Commettere oggi un altro errore dopo quelli già visti da parte di Bruxelles e Berlino all’indomani dell’invasione della Crimea sarebbe troppo. 

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