Energia e ultraprofitti: una prospettiva di medio periodo

Di Francesco Braga

Shell ha presentato i risultati trimestrali; profitti stellari: 9,5 miliardi di dollari. È certo che il 2022 batterà il record precedente di profitto annuale, 31 miliardi di dollari del 2008. Ha annunciato un aumento del dividendo e ulteriori share buybacks. Shell è il maggiore commerciante mondiale di gas liquefatto ma nel trimestre appena concluso, anche se la cosa potrebbe sembrare sorprendente, la performance commerciale del segmento gas ha sofferto a causa della riduzione del 5% del volume prodotto determinatosi per uno sciopero in Australia che ha limitato le esportazioni. È la chiara conferma che c’è un mondo al di fuori dei TTF futures e ci sono importanti contratti di lungo periodo a prezzo fisso.

Si è parlato con grande risonanza mediatica degli extra (ultra) profitti delle società energetiche. È vero e Shell conferma tutto questo. Ma allora come mai non si è ancora applicata una tassa straordinaria su questi profitti? Ne abbiamo sentito parlare anche nella discussione sulla Fiducia al nuovo governo. Forse può aiutare una prospettiva sobria, molto meno militante di quella di certi sinistri, onorevoli Deputati o Senatori, italiani. Le compagnie energetiche hanno trimestrali piuttosto volatili, che risentono dell’andamento dei prezzi mondiali dell’energia. Fin qui nulla di stravolgente. Ma… non si puo’ ignorare come queste compagnie assumano decisioni di investimento che per loro natura sono di medio-lungo periodo, con tutti i rischi e le opportunità del caso.

Se alziamo un attimo gli occhi dall’immediato e consideriamo ad esempio gli ultimi 15 anni si vede come questi profitti annuali di Shell, anche se record nel 2022, seguano un trend che fino al 2021 è stabile se non addirittura al ribasso. In altre parole: è vero che il 2022 è stellare, ma serve a “rimpolpare” gli anni precedenti. Spin: è miope tassare – soprattutto con tasse punitive fino al 100% – un anno stellare di un’azienda con prospettive di medio lungo periodo, si rischia di toglierle ossigeno e ridurre gli investimenti necessari per mantenere il mondo “well supplied” di energia. È un vero peccato che questa logica sfugga ai sinistri che si ergono a Robin Hood energetici e chiedono una tassa straordinaria del 100% di questi profitti, purtroppo loro sono miopi come mr. Magoo; sono abituati a ragionare con scostamenti di bilancio ad libitum e sappiamo come questo riduca una nazione. Le aziende private, cioè quelle che creano ricchezza invece di bruciarla, ragionano in modo diverso. Loro hanno chiaro in mente cosa significhi il vincolo di bilancio e l’occhio di falco degli analisti. 

Spin: se non vogliamo crisi maggiori in futuro ogni modifica di tassazione deve valutare attentamente la natura di lungo periodo di queste che sono capital intensive e sono esposte a rischi sostanziali.

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