L’Europa è da tempo finita nella ztl (come la sinistra). Ma che c’entra Vance?

Hanno sollevato un polverone le parole del vicepresidente americano JD Vance da Monaco che, altro non ha fatto, se non far specchiare le politiche europee nella realtà dei fatti. La colpa è del medico che fa una diagnosi oggettiva o di chi, fino ad oggi, ha sbagliato tutte le cure?

Il punto di partenza è da ritrovare in questo assunto: è sempre più evidente che il vecchio ordine in Europa e nel mondo si sta attualmente sfarinando anche a causa del modo di pensare e di agire dei progressisti e in questo contesto una Ue debole è la risposta peggiore che si possa dare.

Ma perché Vance ha indispettito tutti (o quasi)? Perché ha messo sale su ferite che sono state provocate da politiche sbagliate, progettate in larga parte da una sinistra europea che ha fallito gli appuntamenti storici con tematiche strategiche: l‘immigrazione incontrollata, l’iper burocratizzazione dell’Ue, la difesa comune in colposo ritardo, la transizione green solo ideologica e senza ascoltare le aziende, la non unità di intenti a causa delle ambizioni smisurate di Francia e Germania, il debito comune mai realmente accettato (se non in parte dopo la pandemia), il mancato completamento di una unione che fosse realmente politica.

In pratica gli stessi difetti che sono stati chiamati in causa da altre illustre voci (come quella di Mario Draghi) all’indomani della crisi greca del 2012 quando un granello di sabbia dell’economia continentale rischiava di far inceppare l’intera macchina dell’euro. A proposito dell’ex numero uno della Bce, le sue parole sono state altrettanto dure verso l’Ue ma nessuno se ne è dispiaciuto. Ha detto testualmente che “è ormai chiaro che agire in questo modo non ha portato né benessere agli europei, né finanze pubbliche sane, né tantomeno autonomia nazionale”. Che differenza c’è rispetto all’analisi di Vance?

Lo ha ammesso qualche esponente politico italiano sui giornali in questi giorni che di errori ne sono stati commessi molti. Sì, ma chi paga adesso? L’Europa ha una sola via dinanzi a sé: non perda tempo ed energie nell’indignarsi perché Vance o chicchessia l’ha inchiodata ai propri limiti, ma cresca davvero per diventare un soggetto politico che non sia affetto da nanismo. Per fare questo occorrono delle riforme, rapide e chirurgiche, partendo da una indipendenza militare ed economica, scorporando evidentemente le spese della difesa dal patto di stabilità e finendo ad una lotta seria all’immigrazione clandestina.

Su questo punto Vance non aveva tutti i torti. Chi potrebbe oggi negare che l’immigrazione di massa incontrollata non sia diventata il maggior problema in Europa? Il fatto che all’inizio della conferenza di Monaco sia avvenuto un attentato lo dimostra una volta di più. Per cui non serve smarrirsi dietro la retorica della sinistra e dei media a rimorchio, che accusano Ue e Usa di non parlare più la stessa lingua, non è quello il punto.

Il centro del ragionamento è un altro: l’Europa è chiamata (per l’ennesima volta) a diventare maggiorenne, provando questa volta a non fallire viste le poste in gioco elevatissime.

Al contempo dovrebbe uscire dalla cosiddetta ztl della sinistra, fatta di problemi assurdi come i tappi delle bottigliette o le dimensioni delle reti da pesca per occuparsi di macro questioni, come le batterie elettriche, la corsa alle terre rare, le strategie geopolitiche verso l’est del mondo che hanno un impatto politico sui futuri decenni. (fdp)

(foto: The White House X)


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