Si sono ritrovati sotto l’ombrello di una parola magica: primarie. La stessa che hanno sbandierato per anni raccontando quanto sono progressisti. Alla presentazione della rivista Rinascita Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli (con l’occhio sempre vigile dello stratega Bettini) hanno provato ad archiviare il riformismo visto che di fatto appena vedono una “riforma” si increspano, che sia della giustizia o del premierato.
Puntano alle politiche, dunque, con la benedizione di D’Alema, uno che di vittorie elettorali se ne intende, proseguendo nella narrazione farlocca che “le destre hanno vinto cavalcando le paure della gente individuando nemici in un magistrato e una Ong”, come sostenuto dalla segretaria del Pd.
E ancora, annunciano un caminetto di confronto per stimolare la “cosa rossa”, nella consapevolezza che l’Italia si trova nel bel mezzo del “rischio-fascismo”; chiedono il salario minimo senza preoccuparsi di far fare più affari alle aziende italiane (come fatto nei viaggi della premier in giro per il mondo); rimpiangono il super bonus 110%, quello che ha causato una voragine nei conti dello stato stimato tra i 120 e i 135 miliardi di euro; non si mettono d’accordo sull’appoggio all’Ucraina, per via dei pacifinti che segnano i voti parlamentari sui pacchetti di aiuti a Kyiv; redarguiscono quegli esponenti, come Pina Picierno intervenuta a Radio Atreju, rea di dialogare con la maggioranza; affidano la proposta politica a un paio di comici che twittano tutto il giorno contro il governo.
Altro che Rinascita, il centrosinistra italiano del 2026 assomiglia sempre più alla gioiosa macchina da guerra capitanata da Occhetto contro Berlusconi nel 1994.
Davvero una novità assoluta.


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