L’energia come chiave per capire le nuove diamiche mediterranee dopo i due confitti (Ucraina e Gaza) che di fatto hanno cambiato gli equilibri e costretto i paesi ad altre scelte. Chevron perfora a largo di Creta, in Libia e in Egitto, costruisce inoltre una mega piattaforma a Cipro. Così si amplia il raggio di azione Usa e si persegue l’obiettivo della sicurezza delle infrastrutture connesse in un fazzoletto di acque tornato centrale per le dinamiche mondiali.
Non è un caso che, sin dal suo insediamento, Giorgia Meloni lo abbia messo in cima alle sue priorità, sia tramite il Piano Mattei che attraverso una serie di relazioni da rafforzare con i paesi che vi si affacciano. La visita di ieri a Roma del presidente cipriota Nikos Christodoulides è l’ennesima dimostrazione dell’attenzione di Roma verso quel bacino.
Adesso va fatto un ulteriore passo in avanti: investire nella difesa delle infrastrutture (presenti e future) in un’ottica di insieme, certi che da Gibilterra al Bosforo si distende una lingua di acque e terre dove scorrono partnership e tensioni, strategie e alleanze, progetti e intromissioni e per questa ragione occorrorno politiche lungimiramti e tarate sul pragmatismo. Quelle che l’Ue non ha posto in essere dal disastro libico in poi, lasciando ago e filo ad esempio al decisionismo francese, di cui ancora oggi si pagano tutte le conseguenze.
Di contro, l’occasione del Board of peace a Gaza va colta senza pregiudizi, come i soliti soloni del vecchio continente sono soliti fare, dal momento che le vecchie ricette come minimo si sono rivelate inefficaci. Per cui, e in attesa dell’evoluzione del quadro in Iran con sembianze sempre più vicine ad un conflitto, serve presidiare con occhi diversi il Mediterraneo. Ciò che sta facendo Roma.


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