Nel disordine mondiale spicca una certezza. In un colpo solo l’operazione Ruggito del Leone elimina uno dei vertici del cosiddetto terrore globale, Ali Khamenei guida suprema dell’Iran, e coagula i paesi del golfo a favore di Israele.
Due fatti che fino a pochi mesi fa erano impensabili e che, a maggior ragione dopo il folle attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele, assumono una rilevanza epocale.
La base di partenza politica si trova negli accordi di Abramo, già abbozzati da Donald Trump durante la sua prima presidenza, ma messi in naftalina da Joe Biden: ovvero la normalizzazione le relazioni tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan grazie a nuove relazioni diplomatiche, economiche e di sicurezza. Solo così si crea un fronte comune anti-iraniano in Medio Oriente per estirpare alla radice l’odio antisemita di Teheran e liberare il popolo iraniano dal giogo della sottomissione.
I cosiddetti “alleati del terrore” criticano l’operazione israelo-americana perché hanno scelto di stare dalla parte dell’Iran e dei suoi alleati: Cina e Russia. Per questa ragione la partita fisiologicamente si allarga e tocca gli interessi nella macro regione e le ripercussioni energetiche che non sono cornice secondaria.
Il riequilibrio mondiale va fatto, piaccia o meno, perché è iniziata una fase del tutto nuova. I conservatori europei dello status quo capitanati dall’Eliseo non lo comprendono (pur avendo sulla coscienza il disastro libico) e abbaiano contro Washington e Tel Aviv.
Dimenticando che, da sempre, quei due fanno il lavoro sporco per l’occidente.


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