Una riflessione oggettiva sul centrosinistra e l’Italia va fatta. E non perché certe trasmissioni televisive hanno deciso di martellare gli italiani sulle difficoltà della maggioranza di governo dopo la vittoria del no al referendum sulla riforma della giustizia (voto diverso, che non si lega a quello per le elezioni politiche), ma semplicemente per provare ad immaginare cosa accadrebbe con un eventuale girotondo dentro Palazzo Chigi.
Se da 2022 ad oggi il governo Meloni è riuscito ad aumentare gli investimenti diretti in Italia, le esportazioni in Ue, in Usa e nel mondo, a far schizzare in avanti la Borsa italiana come mai era accaduto nel recente passato, significa che questi tre anni e mezzo sono stati caratterizzati da politiche responsabili e accorte. Non da sprechi di stato e illusioni populiste, come il super bonus o i banchi a rotelle, che hanno causato un danno milionario alle tasche dei cittadini italiani (e ai loro nipoti).
L’attuale “sinistra senza centro”, visto che la coalizione è trainata dalle posizioni estreme di Cinque stelle e Avs, (il Pd al momento si accoda silenziosamente) rappresenta quello che più si avvicina al concetto di instabilità.
Ovvero: allegria nei conti pubblici, litigiosità fra alleati, mancanza di posizioni comuni su tutto (politica estera, energia, imprese, green deal, immigrazione, AI, scuola, welfare, Mediterraneo). Tutti elementi che rappresentano l’anticamera per l’apertura di una fase complessa, che agli occhi dell’Europa rappresenterebbe un allarme, a maggior ragione in una fase come questa dove la stabilità e la credibilità internazionale sono le uniche ancore di salvezza.
Quando nell’agosto del 2022, prima che Giorgia Meloni vincesse le elezioni e salisse a Palazzo Chigi, sui giornali stranieri (forse imbeccati da alcuni italiani) si leggevano numerose righe di preoccupazione per i conti italiani, per il nostro debito pubblico, per il livello di democrazia, per la posizione internazionale, in troppi gongolavano. Forse certi che, come accadeva dal 2011, il nuovo governo sarebbe stato frutto di un accordo e non della volontà popolare.
Oggi quei timori andrebbero rivolti agli alchimisti dei governicchi, a quelli che non vedono l’ora di tornare sulla plancia comando con posizioni che farebbero arrivare (questa volta davvero) la troika sotto il Colosseo.


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