Il Fondo: Da una destra unita i semi della nuova Italia

destradi Roberto Menia

Ero a Chicago, 7 ore in ritardo rispetto a Roma, a seguire su Rai Italia la diretta dello scrutinio delle elezioni regionali. La sera dell’Illinois coincideva dunque con le prime ore dell’alba italiana e facevo difficoltà a spiegare ai miei interlocutori, italoamericani fieramente repubblicani, che fine avesse fatto la destra italiana. Quella che conoscevano non c’era più: Alleanza Nazionale scomparsa senza un perché, PdL nato e morto, Forza Italia resuscitata e moribonda surclassata da una Lega che loro ricordavano come il partito della secessione del nord e contro il sud (e a Chicago la gran parte della comunità italiana è composta da siciliani, pugliesi e calabresi).
Mi chiedevano se l’alternativa al “socialista” Renzi (che bollavano, certo esagerando – ma dà il senso di quel che percepiscono in America – come giovanotto presuntuoso e aspirante dittatore) davvero fosse “quel Salvini” o “quel matto di Grillo”. Tra molti punti di domanda e più speranze che certezze, ho detto loro quel che scrivo qui.

Chi non è socialista (come Renzi) e neanche populista (come Salvini e Grillo) ha un’unica strada: ripartire da una destra nazionale, popolare e repubblicana per seminare oggi quello che potrà fruttare domani. Chi ci crede ancora lo faccia, rimetta assieme le buone forze e le buone idee che pur c’erano e ancora ci sono.
Credo, per chi viene dalla nostra tradizione, sia un buon servizio all’Italia quello di non permettere che della destra si mostri solo l’icona volgare, demagogica e urlante della felpa di Salvini. È una sorta di obbligo per chi crede nell’ordine e nella libertà, nell’identità nazionale e nella solidarietà, nello Stato e nella libera impresa, nelle leggi e nelle riforme condivise, nelle persone e non nelle cricche.
Ecco perché formare una classe dirigente giovane, preparata e di destra, in Italia (e perché no, tra gli italiani all’estero) non è una bestemmia: lo sarebbe se quella destra fosse a trazione salviniana o falsamente moderna. E’chiaro che gli elettori premiano le unioni e non le frammentazioni.
E allora i conservatori-repubblicani anti Renzi ne prendano atto, a meno che non decidano – legittimamente ma a discapito dell’Italia – di restare al guinzaglio di Salvini o di Grillo.

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