Il fondo: “ben fatto” sulla Libia, a Parigi gli affari e a noi i migranti

Di Roberto Menia

Ma davvero dobbiamo imputare a Parigi lo scatto in avanti sul caso Libia? Davvero Palazzo Chigi è esente da colpe su questo ennesimo pasticcio all’italiana che sta portando denaro in Francia e migranti all’Italia? Il governo s’è fatto fregare da Parigi, inutile che adesso si tenti il rattoppo che finisce per essere peggio del buco.

Gentiloni, Alfano e Minniti non ci hanno capito più nulla e Macron, semplicemente, ha messo la freccia come invece avremmo dovuto fare, da tempo, noi. Ma come, c’è una prateria che attende l’Italia e le sue imprese, c’è la possibilità di un volo diretto (da Roma o Milano) per Tripoli, c’è un consorzio italiano che farà i lavori allo scalo aeroportuale di Tripoli, c’è l’appoggio delle sovrastrutture in loco e Roma che fa? Cincischia, annuncia forum come quello ad Agrigento che è stato solo apparenza ma fino ad ora senza sostanza, addirittura non si parla più dei crediti certificati che le nostre imprese hanno maturato.

Fisiologico che, oggi, Parigi incassi petrolio e affari, mentre noi solo migranti analfabeti e tanto caos. Forse qualcuno si aspettava un risultato diverso e a nostro favore? Non c’erano le premesse, perché l’Italia, dopo il disimpegno annunciato da Trump sul Mediterraneo, non ha ritenuto di puntare tutte le proprie fiches sulla Libia. E’mancata determinazione nel parlare chiaramente anche sul ruolo militare. E’mancata autorevolezza da parte del governo, afono verso Il Cairo e supino verso Berlino. E’mancato l’appoggio alle nostre imprese che da anni chiedono di essere ascoltate. E’mancata una oggettiva politica nazionale.

Sembra quasi che parlare di interessi nazionali sia diventato un peccato nell’Italia che gioca con i cocci del Pd e dei suoi cittadini, con i mille problemi che le stime europee vorrebbero celare. L’interesse nazionale è il primo passo di un Paese che si rispetti, o vogliamo continuare a fare volontariato nei giorni pari a Berlino e in quelli dispari a Parigi? A cosa porta una politica monca e approssimativa che sta perdendo davvero la grande opportunità libica?

Forse al governo ignorano che la Libia potrebbe diventare un corridoio verso l’Africa per le nostre imprese, in un territorio dove da anni operano già in pompa magna Cina e Germania. Ma Roma nicchia, guarda con disinteresse e apatia, non coglie le sfide che il presente ci offre per migliorare il futuro del nostro territorio.

Ancora una volta la politica imbocca la strategia dello specchietto retrovisore, con le mille pause di Gentiloni, le ambiguità di chi invece dovrebbe agire con decisione in quel settore, le manovre di partito che si occupano esclusivamente di chi candidare e in quale seggio, mentre il resto del mondo innesca la quarta e ci sorpassa. Macron non è, per quanto mi riguarda, un alleato politico.

Ma puntare il dito solo contro di lui è fuorviante: è Roma che ha sbagliato le sue mosse. O forse non aveva le carte giuste in mano. Come purtroppo accade ormai da anni.

twitter@robertomenia

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